AA.VV., a cura di Padre Giuseppe Bettoni e Paolo Dell’Oca, Dare casa all’amore ferito. L’esperienza di Arché, In Dialogo, Milano 2025, pp. 240, € 20

«Sperare oltre l’umana speranza» è lo spirito che anima la storia della Fondazione Arché, raccontata per la prima volta proprio nell’anno del Giubileo della Speranza.

Arché nasce nel 1991 da una domanda che è spesso sulla bocca dei bambini, ma che in ospedale si carica di un’urgenza e di un valore inestimabili: «Vuoi giocare con me?». Padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente di Arché, era arrivato pochi anni prima a Milano dalla bergamasca, con l’entusiasmo dei venticinque anni, e si era trovato di fronte a uno scenario urbano desolante, conteso tra eroina prima e Aids poi: sfidando il silenzio, la diffidenza, la paura e l’aperta opposizione di chi, anche all’interno della comunità religiosa, era tra i primi testimoni di queste epidemie sociali sconosciute e ne temeva il contagio, ha proposto, ispirandosi a Gesù, una teologia più attenta alla sofferenza che al peccato, una teologia che non guarda al dolore come a una meritata punizione o, nel migliore dei casi, a un “contrappasso” necessario per accedere alla redenzione.

E così Arché è cresciuta, anche grazie al sostegno di figure come il cardinale Martini, prendendo per mano le vittime dei drammi sociali che si sono avvicendati nella storia più recente, la tossicodipendenza, l’Aids, l’emigrazione e la violenza di genere, accogliendo mamme schiacciate sotto il peso del passato e bambini che sognavano in silenzio il mare senza averlo mai visto.

Una storia corale, narrata dalle tante voci di Arché: educatori, animatori, psicoanalisti, assistenti sociali, antropologi e sociologi, perché la realtà e la cura sono intessute di complessità, e perché non ci si salva da soli. E, in fondo, «Neanche Dio è solo».

È questo il titolo del docufilm presentato in anteprima nazionale il 15 dicembre presso il Cinema Palestrina di Milano e prodotto da Zhao Xiang Wu, co-fondatore di Big Eyes Vision, realtà votata alla creazione di un ponte tra Oriente e Occidente attraverso attività culturali e commerciali, e Claudia Porilli, CEO di Artech Digital Cinema, in collaborazione con l’ente di solidarietà cinese Maggie Foundation.

Il film, per la regia di Luce Maria Franchina e con musiche originali di Maximilien Zaganelli, arricchisce il racconto del libro con interviste e nuove testimonianze, in una narrazione visiva che si sfoglia come le pagine di un libro, il libro, una Bibbia che diventa un raccoglitore di disegni, un album di famiglia, la cornice delle sue storie.

Il progetto nasce dall’intuizione del produttore, il dottore Zhao Xiang Wu, che «la storia di padre Giuseppe non poteva non essere narrata, perché è una storia d’amore». Una storia che secondo la produttrice Claudia Porilli «è un messaggio di pace, che dà voce a chi spesso non ne ha».