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Vip al festival del cinema di Roma
Interviste · SocietàSc 729

Vip al festival del cinema di Roma

di Claudio Pollastri

novembre 2021

Dieci domande a dieci vip che hanno incontrato il pubblico della 16ª edizione della Festa del Cinema di Roma. Un red carpet trasversale che ha visto sfilare stelle hollywoodiane come Quentin Tarantino, Johnny Depp, Angelina Jolie (in passerella con due figlie) e Oliver Stone; icone francesi come Fanny Ardant; rockstar e cantautori malati di cinema come Luciano Ligabue e Claudio Baglioni; «patrimoni artistici nazionali» come Carlo Verdone e Pierfrancesco Favino; una pagina della storia della musica e dell’imprenditoria discografica italiana come l’ex «Casco d’Oro» Caterina Caselli.
Quentin Tarantino
  • Scusi, ma si farà il remake di Kill Bill? Mai dire mai.
  • Che effetto le ha fatto ricevere il «Premio alla Carriera?». Doppia soddisfazione perché me l’ha consegnato un maestro come Dario Argento.
  • Scusi, ma è vero che vuole smettere? Un altro film, il decimo, e poi basta.
  • Potrebbe cambiare idea? Dopo 32 anni mi sembra già una buona carriera.
  • Carriera iniziata come attore? Poi ho capito che preferivo stare dietro la macchina da presa.
  • Lascia il cinema per scrivere libri? Dopo C’era una volta a… Hollywood, pubblicherò un volume di critica cinematografica.
  • Da critico, qual è il film italiano più bello? Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone.
  • Il più brutto? Salon Kitty di Tinto Brass.
  • Il più grande autore di colonne musicali italiano? Ennio Morricone. Non solo italiano, mondiale. Con me aveva la tenerezza di uno zio.
  • Tenerezza paterna è quella che ha verso suo figlio Leo di 11 anni: quale dei suoi film gli farebbe vedere? Kill Bill.
Angelina Jolie
  • Scusi, ma come si trova nel ruolo della super-eroina bionda nel nuovo film Eternals presentato qui a Roma? Le super-eroine di oggi sono le donne che si dedicano all’accoglienza dei migranti.
  • Un film sulle donne diretto dalla regista Chloé Zhao vincitrice del Leone d’Oro 2020 e dell’Oscar con Nomadland. Mi sento privilegiata ad avere partecipato a questo film.
  • Cos’ha di particolare questo film rispetto ad altre storie che raccontano il dramma di chi fugge dalle guerre? Chloé ha voluto evidenziare qualcosa che facesse parte del nostro essere.
  • Per esempio? I ricordi.
  • Sono importanti? Ci formano. Ma rischiamo di diventare un peso se si accumulano
  • È importante fare i conti con i segni lasciati dai drammi subiti? Tutti noi abbiamo segni di danni subiti.
  • Anche lei? Certo. Ma ho imparato a conviverci.
  • La pandemia ha aiutato le persone a convivere, solidarizzare? Purtroppo no. Ma per fortuna c’è più bene che male nel mondo. Il bene è eterno.
  • Anche la protagonista del film è eterna, a lei piacerebbe? Credo di no.
  • Che rapporto ha con l’Aldilà? Mi affascina. Pensi che da bambina volevo aprire un’agenzia di pompe funebri.
Carlo Verdone
  • Scusi, ma è vero che volevano candidarla come Sindaco di Roma o fa parte di una trovata della serie Vita da Carlo? Me l’hanno proposto veramente. Ma ho detto no.
  • È la prima volta? Anni fa mi avevano portato un sondaggio che mi dava al 70% delle preferenze.
  • Gli aveva creduto? Numeri molto alti di persone vere e serie.
  • E lei? So fare solo il cinema.
  • Potrebbe fare il Sindaco solo per un giorno come Alberto Sordi: che decisioni prenderebbe? Roma è fregata dalla burocrazia.
  • Cosa vedremo nella serie in 10 puntate Vita da Carlo che non sappiamo già di Verdone? Ci sono tutte le mie fragilità.
  • Per esempio? I ritmi sempre uguali, pochi amici intimi, l’amore per la farmacista del quartiere con la quale parlo di ricette, di patologie e fobie.
  • Che sorpresa ha avuto nel girare questa serie? L’entusiasmo di dirigere i giovani. Come un Mister tra i suoi giocatori.
  • Scusi, ma se le proponessero di allenare la Roma? Aò nun scherzamo!
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