Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
L’abbazia di Iona, nell’arcipelago delle Ebridi interne (foto di Rossella Pretto).
L’abbazia di Iona, nell’arcipelago delle Ebridi interne (foto di Rossella Pretto).
Lettera da · SocietàSc 722

Verso la tomba di Macbeth

di Rossella Pretto

aprile 2021

C’è un’aria di ferro nell’alba fredda che tenta di farsi largo tra le strade bagnate di Glasgow. Devo raggiungere la sua tomba, quella che si dice sia la sua tomba. A Iona, St. Columba Abbey, estrema propaggine scozzese. Al di là di Oban, al di là dell’isola di Mull, dopo lo stretto braccio di mare che lambisce Fionnphort. Scesa dall’albergo, ho raggiunto il bus che mi ha portato a Queen Street Station, da dove sto partendo per Oban senza riuscire a trovare il mio posto a sedere. Difficile capire il locale sistema di numerazione dei posti, anche se chiedo al controllore. Vago per le carrozze smarrita. E finalmente raggiungo il sedile prenotato. Un’impresa, come trovare il proprio posto nel mondo e io lo sto cercando tramite Macbeth, una delle tragedie più fosche di Shakespeare, materia della mia tesi incentrata sulla messa in scena della Compagnia dei Quattro e stoffa delle mie ossessioni da allora. Non è solo perché mio nonno, Elio Chinol, l’ha tradotta appositamente per loro nel 1971 con gran successo di pubblico, tanto che una delle numerose recensioni titolava Macbeth batte il Cantagiro – una lunga tournée, con varie riprese, e un adattamento per la televisione – e dunque fa in qualche modo quasi parte del mio patrimonio genetico; piuttosto, essa contiene il dubbio che scuote ogni mente pensante, a mio parere. Essere o agire? Il cammino di Macbeth viene intercettato da tre streghe che gli profetizzano il trono. A quel punto, il generale leale, vittorioso e altresì preda degli incantamenti della sua immaginazione, che cosa deve fare? Aspettare che il destino si compia o forzare il corso degli eventi? Se tutto fosse già stato scritto non si dovrebbe far altro; ma se il vaticinio, invece, inerisse al mondo delle possibilità e avesse bisogno della mano dell’uomo per avverarsi? Tutto questo, in definitiva, ha a che fare con la condizione umana, con la scelta tragica per eccellenza. Come esperire in pieno la potenzialità che le è propria? E in quell’interim il gelo, la paralisi.

Verso la tomba di Macbeth
Sangue che chiama sangue

Ho incontrato il Portiere di Macbeth sul bus che mi ha portato in città. Lo sussurro tra me e me forse per socchiudere l’uscio e autorizzare chi deve entrare. Saranno suggestioni, casualità, o forse niente significa niente. Si tratta però di comprendere qualcosa che dia valore alla propria storia anche in relazione a un personaggio che torna a interrogarci. Macbeth è un generale integro, apparentemente. Perché si perde nel dedalo della mente e del dubbio: perché tergiversa o invece perché esce dal seminato che il Fato impone? O magari perché oltrepassa la soglia di ciò che è lecito? Dopo aver incontrato le streghe che lo salutano re, Macbeth si fa convincere dalla Lady a non metter tempo in mezzo tra la profezia e il suo compimento, e così uccide il re Duncan e diviene sovrano. Ma il sangue chiama sangue, lo sappiamo, e il potere genera mostri. «Se tutto finisse una volta fatto, allora sarebbe bene / Che fosse fatto subito. Se l’assassinio potesse / Trattener nella sua rete le conseguenze e con la morte / Di Duncan trionfare, così che il colpo inferto / Fosse qui il principio e la fine di tutto, / Qui, solo qui, su questa riva e secca del tempo, / Saremmo pronti ad arrischiare la vita eterna», dice Macbeth. Non c’è fine alla discesa nel male. Quella corona insanguinata atterrisce e tormenta. «Meglio essere con i morti, / Che per conquistarci la pace abbiamo reso alla pace, / Piuttosto che nella tortura della mente vivere così / In un delirio senza tregua», afferma qualche scena dopo.

West Highlands Line

Bisogna fermarsi. Ma qui il treno corre verso la sua meta, la cittadina di Oban. Il velo compatto del cielo pesa su laghi e acquitrini. E manciate di terra nera sembrano gettate sulle loro sponde come grossi semi sparsi da un contadino. Poi il paesaggio comincia a corrugarsi e appaiono le prime alture con i boschi appuntiti. Il viaggio impone la rinuncia a paura e abitudine. Si rinuncia alla comodità per penzolare sul ciglio dello sconosciuto. Da diversi giorni mi frulla in testa la parola «aderenza». Mi sembra chiaro, a questo punto, che la corona di cui vado in cerca non sia altro che questa aderenza all’esistenza, istante per istante. E allora ci provo e guardo ancora dal finestrino del treno in corsa. C’è qualcosa di molto verde, e qualcosa di rosso; qualcosa di contorto e qualcosa di bagnato: strisce di Scozia, orizzontali come le brume, lame di un esistere nordico che non disdegna le altezze, ma le allinea e le allunga in terra che si distende, fango e acqua, felci e muschi, laghi intagli pozze di incoscienza che hanno porte e varchi. «t- tn / t -tan», fa il treno in mezzo a questi boschi: i fiordi che mi entrano nel fianco, da destra; i rivoli d’acqua che, da sinistra, marciscono le felci inzuppate. E un pietrisco rosso mattone, lustro e occhieggiante, in lotta per il predominio dello sguardo con il verde degli alberi e il blu delle stazioncine che si aprono all’improvviso nelle radure di questa West Highlands Line. A cavallo dei monti, ora, ci inerpichiamo mentre una signora dalla zazzera d’argento tira fuori dal suo zaino dei gomitoli colorati, segno e premonizione di altri incontri, quel dipanarsi dei fili, coacervi di intenzioni e sovrapposizioni di tempi. Piange la roccia, laggiù, fuori dal mio scompartimento, e sono caterve di acqua che sembra cadere al ralenti per poter meglio incidere le unghie sottili sulle gote nere di queste rocce. E ancora e ovunque felci, tutte in fila e spettinate dal treno al trotto.

Il seguito è riservato agli abbonati

Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.

Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.