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Valori, credenze e sistemi politici. L’illusorio “eterno presente” delle società occidentali
Orizzonti · Idee e storiaSc 747

Valori, credenze e sistemi politici. L’illusorio “eterno presente” delle società occidentali

di Lorenzo Ornaghi

maggio 2023

È assai probabile che, anche nei confronti degli eventi inaspettati e drammatici da cui è scandita questa stagione storica, il nostro atteggiamento più diffuso sia quello di confidare che i fatti peggiori si risolvano (positivamente) al più presto, e che altrettanto rapidamente si ristabilisca una situazione “normale”, in grado di restituirci, se non la fine delle incertezze e delle apprensioni, almeno una relativa tranquillità. L’atteggiamento, oltre che giustificato dalle propensioni umane più naturali, ha un suo fattore fondamentale di spiegazione in una pervasiva e pressoché irresistibile tendenza, assecondata da tempo e con favore dalle nostre società.

La vita sociale e la cultura (dei Paesi occidentali, quantomeno) hanno trasformato il tempo dell’esistenza individuale e collettiva in una sorta di eterno presente, da cui ricavare il massimo possibile di bene-essere o, all’opposto, in cui rannicchiarsi sorpresi e timorosi ogniqualvolta la natura e la storia tornino a mostrare i loro volto più arcigno. Mentre si diventa sempre più immemori del passato o se ne cercano impronte calcificate solo per cancellarle, persino il «futuro passato», che Reinhart Koselleck additava più di quarant’anni fa (e che sarebbe ancora un tempo possibile, dignitoso e fruttuoso per l’Europa e per la politica nata con la modernità), appare poco interessante da immaginare. O immaginabile soltanto con penosa indeterminatezza e al costo di una sempre minore credibilità. Ogni sua rappresentazione, sia essa tratteggiata con prudenti avvertenze oppure delineata con incontenibile ottimismo, sembra sbiadire all’istante. Perché il passato, evanescente, conta come un’ombra senza sostanza. E perché la stessa nozione di futuro, rischiarata sempre più fiocamente dall’idea illuministica di progresso, risulta accessoria, se non superflua, rispetto alle pressanti circostanze e ai rischi incontrollabili del presente.

“Valori politici” vs “valori sociali”

Sul futuro signoreggiano la scienza con le sue più ardite previsioni e la tecnica con le sue continue innovazioni. La politica, invece, pare incapace di convincere ragionevolmente la società (o anche di illuderla, in modo benevolo e per scopi accettabili) che sia indispensabile perseguire, se non il sempre auspicato “bene comune”, almeno un interesse riguardante i tutti o i più.

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