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Un giorno da eroi
Sport · SocietàSc 725-726

Un giorno da eroi

di Nicolò Gelao

luglio/agosto 2021

We could be heroes, just for one day. O forse no. Si può diventare eroi un giorno, ed esserlo per tutta la vita. Tutti possiamo diventarlo, solo pochi ci riescono. Ma in quel momento, negli ultimi metri che separano dal traguardo, che sia in una pista, in un autodromo o lungo una discesa, un Paese intero è in grado di identificarsi. E nella storia italiana, più o meno recente, niente più dello sport è stato in grado di unire il Paese. Il calcio, si sa, è il principe di questo magico regno. Ma nel panorama nazionale, ogni disciplina è ottima per sentirci tutti figli della stessa bandiera.

Nell’estate (finalmente) dei sogni a Cinque Cerchi, il più grande miracolo italiano ce l’ha regalato Stefano Baldini. Sono le 18 in punto di domenica 29 agosto 2004, ad Atene si corre la gara più importante delle Olimpiadi, nella città simbolo delle Olimpiadi. Cosa c’è di più poetico?

L’outsider Baldini

I 42,195 chilometri più lunghi della vita di uno sportivo, nella stessa direzione percorsa da Filippide, dalla città di Maratona all’Acropoli di Atene, per annunciare la vittoria sui persiani nel 490 a.C. Baldini arriva in Grecia da outsider: a 33 anni e nessun titolo importante vinto in carriera, è difficile pensare di poter abbattere la concorrenza di grandi campioni come Paul Tergat, il kenyota che appena undici mesi prima a Berlino aveva stabilito la miglior prestazione mondiale. La gara invece regala fin da subito delle sorprese, con il brasiliano Vanderlei de Lima che decide di attuare una particolare strategia, accelerando nel tratto in salita per staccare gli avversari: al 30esimo chilometro il suo margine è di 46 secondi. Da lì, però, comincia la vera maratona di Stefano Baldini. L’azzurro parte all’inseguimento nel cosiddetto «muro»: la parte più dura della gara, che avviene solitamente tra il trentesimo e il trentacinquesimo chilometro, quando nelle condizioni fisiche degli atleti avviene un crollo improvviso delle prestazioni, attribuito all’esaurimento delle scorte organiche di carboidrati. De Lima perde terreno, mentre Baldini sembra non accusare il colpo. È questo il momento chiave della maratona. Ma l’Olimpiade del 2004 viene anche ricordata per quanto accaduto proprio allo sfortunato de Lima, aggredito da uno spettatore irlandese nei chilometri finali. Al brasiliano verrà assegnato il premio Pierre de Coubertin, mentre l’ascensione nell’Olimpo attendeva Baldini allo stadio Panathinaiko. Niente da togliere alla prestazione sportiva dell’azzurro: i dati degli ultimi chilometri hanno infatti dimostrato che Baldini avrebbe comunque vinto l’oro anche senza lo spiacevole incidente di de Lima. E alla storia, allora, vengono consegnate le immagini di un Baldini che si batte la mano più volte sul petto, prima di tagliare il traguardo e scoppiare in un pianto liberatorio. Accompagnato da milioni di italiani davanti allo schermo. «Vedere le luci dello stadio è stata una gioia paragonabile solo a quella delle nascita dei miei figli».

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