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Tutto (purtroppo) cominciò con Ciampi

Tutto (purtroppo) cominciò con Ciampi

di Lodovico Festa

marzo 2021

Non si può non avere la massima considerazione per lo sforzo che Sergio Mattarella ha esercitato per contenere la disgregazione in corso non solo del sistema dei partiti ma dello Stato nazionale stesso.

Basta il caso Palamara per intendere come la tendenza disgregatrice sia l’elemento centrale della fase che lo Stato italiano sta vivendo.

E non si può non comprendere, in tale contesto, la difficoltà del Quirinale di destreggiarsi tra una politica italiana in evidente affanno e le «potenze guida» dell’Unione europea, cioè Germania e Francia, che vogliono contrastare l’influenza di forze politiche come Lega e Fratelli d’Italia considerate troppo critiche verso gli indirizzi di Berlino, Parigi e della potente burocrazia bruxellese.

Già la cosiddetta «nuova lega anseatica» e il patto di Visegrad limitano un pieno dispiegarsi della, peraltro ricca di contraddizioni, egemonia carolingia. Figurarsi se si aprisse anche una questione italiana.

Era dunque largamente inevitabile l’ultima scelta mattarelliana di pescare in extremis il migliore Cincinnato possibile, cioè Mario Draghi. In questa scelta si riflette il tormento quirinalizio tra l’inettitudine dei Conte e degli Arcuri nell’affrontare l’emergenza sia economica (Recovery fund) sia sanitaria (piano vaccini) e le furbizie di Matteo Renzi. Quest’ultimo è arrivato persino a far circolare il nome di Maria Elena Boschi al ministero dell’Economia spaventando a tal punto il confindustriale Carlo Bonomi dal fargli sostenere un ministro ingarbugliato come Roberto Gualtieri, piuttosto di avere a che fare con una esponente della cricca (Renzi-Boschi-Lotti-Cerrai e parenti) argutamente definita «a chilometro zero» da Rino Formica.

Oggi, nel febbraio-marzo del 2021 è problematico votare non tanto a causa dell’epidemia (dai portoghesi agli olandesi, pur oggi in condizioni sanitarie addirittura quasi peggiori delle nostre, votano perché sanno che non si deve scherzare con la democrazia) quanto per la scombinata preparazione «contian-gualtieriana» del piano che doveva consentire l’accesso ai fondamentali investimenti decisi dall’Unione e di quello arcuriano per la distribuzione dei vaccini.

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