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Copertina del numero di Studi cattolici

Troppi aggettivi per il governo Draghi

di Dino Basili

marzo 2021

Il governo Draghi è stato accompagnato da tanti, troppi, aggettivi. Altri seguiranno. Intanto, tralasciando le virgolette, un piccolo elenco in ordine alfabetico: anomalo, antidepressivo, autonomo, diverso, eterogeneo, green, ibrido, incoraggiante, pragmatico, responsabile, storico… Altre valutazioni: di unità nazionale, di buona volontà, di tregua istituzionale, della discontinuità, dei cambiamenti. T’ee capii? La conferma di alcuni campioni del Conte 2 ha rarefatto «di alto profilo», eccellenza riservata all’ex Governatore della Bce e alla sua inedita squadra. Scomparso «governo dei migliori»: impossibile inserire in tale lista Luigi Di Maio, ministro degli Esteri (e non solo).

Pioggia di coriandoli sul neo-premier, conserviamone qualcuno. «Una personalità che non ha il crisma dell’urna, ma il carisma di una vita» (Mario Monti). «Di certo non dirà sì a scelte che avvelenano il futuro del Paese per il timore di perdere il potere» (Ferruccio de Bortoli). «Un medico all’altezza della gravità del morbo» (Ernesto Galli della Loggia). Non mancano cicalini sull’eccesso di aspettative. «Guai a creare la figura di un premier che sa tutto, capisce tutto e non ha bisogno di parlare con nessuno. È Draghi, non un drago. Il giorno per giorno dell’attività di governo è faticoso. Il successo sta nel saper mediare, ma non al ribasso» (Giuseppe De Rita).

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Parecchi giudizi sono stati anticipati da un’intervista di Giovanni Bazoli al Corriere. Attenzione alla data: 5 aprile 2020. «Draghi non è solo uno degli italiani più rispettati all’estero; è uno dei pochi leader europei autorevoli. Per l’Italia di oggi e di domani è una grande fortuna averlo a disposizione, nei modi che si vedranno. Può guidare un’altra istituzione internazionale oppure le nostre istituzioni. Come premier avrebbe bisogno di un’ampia base politica…».

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