Tra bunker e gallerie Nato - Lettera dal monte Soratte
luglio/agosto 2023
Sant’Oreste è un piccolo comune della provincia di Roma. Conta poco più di tremilaseicento abitanti e si trova a 58 km a nord di Roma, a 420 metri di altezza, arroccato sul crinale del Monte Soratte (m. 691). Dal centro della Capitale si raggiunge in poco meno di un’ora di macchina. Faceva parte del territorio abitato dei Capenati, una popolazione italica del Lazio residente qui prima dell’avvento di Roma, con una propria lingua simile al latino, affine all’etrusco e con influenze sabine. Le origini del borgo di Sant’Oreste risalgono invece al Medioevo, tra il 1000 e il 1400.
Arriviamo a Sant’Oreste una mattina di metà ottobre. La nebbia ricopre il fondo valle, ma sulle pendici del Monte Soratte splende un bel sole, e con il procedere della mattinata la nebbia piano piano si dissolve per farci godere dello splendido panorama, forse uno dei migliori della zona. I romani amanti del trekking e della mountain bike vengono qui per le possibilità offerte dalla riserva naturale omonima. Ma non è questo che ci ha spinto a una deviazione nel viaggio di ritorno da Roma verso Milano. Sotto la cima del Monte Soratte, nel cuore della montagna, è stato scavato un enorme bunker che ha avuto un importante ruolo nella storia del nostro Paese.
Tutto comincia nel 1937, anno di inizio della costruzione del bunker, quando per volere di Benito Mussolini viene scavata la prima serie di gallerie sotto la direzione dei reparti del Genio Militare. Il progetto originale prevedeva lo scavo di 14 chilometri di gallerie. Si narra che l’ispirazione di usare proprio Monte Soratte fosse giunta da Papa Pio XI, che qui aveva nascosto i suoi diari personali, che però non sono mai stati trovati. In realtà, dietro la copertura di una delle cosiddette “officine protette del Duce”, e cioè una fabbrica di armi sotto la montagna, i 4 chilometri di gallerie erano stati pensati come rifugio antiaereo per i vertici dello Stato Maggiore italiano. Questa sorta di città sotterranea ancora oggi costituisce una delle più imponenti opere di ingegneria militare in Europa. All’inizio del conflitto il rifugio è praticamente finito, anche se i vertici militari durante la guerra optano per installare lo Stato Maggiore a Monterotondo.
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