Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Particolare del bozzetto Apollo tra gli dèi dell’Olimpo e altre divinità (1739), Kimbell Art Museum, Fort Worth.
Particolare del bozzetto Apollo tra gli dèi dell’Olimpo e altre divinità (1739), Kimbell Art Museum, Fort Worth.
Arti visive · Arti e spettacoloSc 722

Tiepolo & la fine di un’epoca

di Michele Dolz

aprile 2021

Mostra sfortunata, questa di Giambattista Tiepolo alle Gallerie d’Italia a Milano, interrotta più volte dalle chiusure per COVID. Ed è un gran peccato perché è una rara occasione per entrare nell’animo di uno dei grandi attraverso questi dipinti e disegni che coprono l’intero arco della vita. Curata da Fernando Mazzocca e Alessandro Morandotti, un duo che sta offrendo contributi molto validi, non è difficile indovinarne le difficoltà, perché Tiepolo ha lasciato il grosso della sua opera in affreschi su volte e pareti di mezza Europa. Vedere qui i bozzetti di quelle opere vaste è un’emozione che aiuta a capire. Il bozzetto è sempre più fresco e sintetico e, guardato dalla nostra modernità, appare spesso più interessante dell’opera finita. Come dimenticare la collezione di bozzetti di Rubens al Cortauld Institute di Londra? O certi abbozzi di Goya che sembrano fatti oggi?

Per queste ragioni il catalogo Skira è, questa volta più di altre, un eccellente sussidio. Anche perché il Tiepolo è artista davvero singolare, non tanto classificabile nelle Venezia di Canaletto e Guardi, di Piazzetta e l’Accademia. Nato a Venezia nel 1696 e morto a Madrid nel 1770, ha attraversato e consumato l’ultimo tratto di un’epoca. A proposito di questa mostra, Vittorio Sgarbi sul Corriere della Sera lo chiamava l’ultimo pittore italiano, e forse ha ragione. Dopo di lui viene il neoclassicismo di matrice francese che tutto permeò. Vengono Canova, Mengs, Appiani. Altra musica. Un saggio di Fabrizio Magnani in catalogo ripercorre esaustivamente la carriera di Giambattista, le committenze e soprattutto le affinità e dipendenze rispetto ad altri maestri. È un testo da leggere, non lo riassumiamo qui malamente. Utile ricordare, per chi non lo sapesse, che, proveniente da una famiglia ridotta in povertà, sposò giovanissimo una ragazza ancora più povera di lui. Ma dopo alcuni anni aveva già bottega propria e ottime commissioni. Diventò presto benestante e perfino ricco e lasciò un patrimonio cospicuo alla sua morte. Poté permettersi di chiedere prezzi altissimi che arrivarono a scandalizzare. Il conte svedese Carl Gustav Tessin nel 1736 gli propose di dipingere al Palazzo Reale di Stoccolma, ma il compenso che l’artista gli chiese era così alto che il nobiluomo se ne tornò a casa a mani vuote e anche offeso che il veneziano non si fosse accontentato di lavorare per una casa reale. A mani vuote, non proprio, perché comunque gli comprò un paio di quadri.

Venezia era il crocevia ideale per quei contatti internazionali. Nel 1750 fu chiamato dal principe vescovo Karl Philipp von Greiffenklau per decorare la propria residenza a Würzburg assieme con i figli Giandomenico e Lorenzo. E nel 1762 era a Madrid ancora con i figli, chiamato da re Carlo III per decorare a fresco le sale del nuovo Palazzo Reale, appena costruito. La prima esperienza «estera» del Tiepolo fu quella milanese del 1740, quando affrescò Palazzo Clerici – tuttora gloria visitata – e Palazzo Archinto, in via Olmetto, distrutto poi nell’ultima guerra. La mostra e il catalogo ci permettono di osservare le fotografie in bianco e nero di quelle opere perdute insieme ad alcune incisioni. Chi conosce l’artista non fatica a immaginarle a colori.

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