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Superlega, un naufragio apparente
Sport · SocietàSc 724

Superlega, un naufragio apparente

di Giorgio De Simone

giugno 2021

Nella notte tra il 18 e il 19 aprile, divulgato con un comunicato improvviso, è stato notificato l’avvenuto accordo tra i club calcistici più forti d’Europa per sostituire l’usurata formula della Champions League con un nuovo format: la Superlega. Le reazioni di Uefa, Federazioni e Fifa sono state furiose. Poi, inarrestabile, la sterminata piazza del tifo. Il resoconto di Giorgio De Simone.

Anche chi non ha mai messo piede in uno stadio e vede il calcio come il fumo negli occhi non può ignorare cos’è successo nel mondo del pallone tra il 18 e il 19 aprile. Dodici club europei hanno annunciato nella notte la nascita di una Superlega, cioè del loro raggiunto, certificato accordo per giocare, al di fuori e al di là di ogni ordine costituito, il più presto possibile, una nuova competizione calcistica infrasettimanale da loro denominata Super League e guidata dai club fondatori: Manchester United, Manchester City, Chelsea, Tottenham, Arsenal e Liverpool per l’Inghilterra; Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid per la Spagna; Juventus, Inter e Milan, con un successivo invito al Napoli, per l’Italia. Si tratta delle società calcistiche più prestigiose del calcio europeo se si escludono, tra le tedesche, il Bayern di Monaco e il Borussia Dortmund, tra le francesi, il Paris Saint Germain. Come ha scritto Guido De Carolis sul Corsera, l’ipotesi circolava da tempo, ma i «congiurati» hanno fatto esplodere la bomba il giorno prima che il Comitato esecutivo dell’Uefa ratificasse, concertato con l’Eca (European Club Associaton), il nuovo format della Champions League allargato dal 2024 a 36 squadre. Ben lontano dal potersi permettere di aspettare tre anni, dimessosi da presidente dell’Eca, condividendo la posizione con Joel Glazer del Manchester United, Andrea Agnelli assumeva la carica di vicepresidente della Superlega mentre alla presidenza saliva Florentino Perez, numero uno storico del Real Madrid. «In questi ultimi mesi ha avuto luogo un ampio dialogo riguardo al futuro formato delle competizioni europee… c’è la necessità di offrire partite di migliore qualità e risorse finanziarie aggiuntive (3,5 miliardi dalla banca J.P. Morgan per cominciare, n.d.r.). I club fondatori auspicano l’avvio di consultazioni con Uefa e Fifa al fine di lavorare insieme».

Un progetto cinico

Risposta dell’Uefa (Union of European Football Associations), organo di governo del calcio in Europa e Fifa (Fédération Internationale de Football Association), federazione che presiede agli sport del calcio: «Fermeremo questo cinico progetto. Considereremo tutte le misure, a tutti i livelli, sia giudiziario che sportivo. Chi entra in Superlega sarà escluso da tutto». Niente, dunque, per chi aderisce alla Superlega tornei nazionali e coppe, divieto ai calciatori aderenti di giocare con le proprie Nazionali e deciso proposito di citare in giudizio i club della «congiura» per 50-60 miliardi di euro. Tra i superleghisti, il più biasimato è stato Andrea Agnelli, soprattutto da parte di Aleksander Ceferin, l’avvocato cinquantaquattrenne sloveno presidente dell’Uefa, padrino di sua figlia: «Che delusione. Mai visto uno mentire così». E di Urbano Cairo, presidente (tra gli altri incarichi), del Torino: «Agnelli Giuda, Marotta (a.d. dell’Inter e consigliere della Lega) si dimetta». Ma il giorno dopo Florentino Perez confermava la storica decisione: «La Superlega salverà il calcio. Altrimenti tutti falliti». Intanto, nel consiglio di Lega, Atalanta e Cagliari auspicano l’estromissione di Juve, Inter e Milan dal campionato italiano.

Tutto questo a botta calda. Ma una volta calmati i bollori? Anche considerando che le squadre in lizza sarebbero potute salire fino a venti, c’era chi auspicava un riavvicinamento tra gli organismi istituzionali del pallone e la neonata, non nata Superlega. Alcuni sostenevano che il contrasto era insanabile. Per altri i numeri, cioè i soldi, non permettevano passi indietro. Ma di fatto, com’era stata disegnata, la Superlega spaccava il calcio tra poveri, ovvero tutte le squadre senza pedigree internazionale, e ricchi.

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