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Social Media influencer & concorrenza

Social Media influencer & concorrenza

di Cesare Galli

ottobre 2022

Il boom di internet degli ultimi vent’anni e soprattutto quello dei Social media, Facebook, Instagram, Twitter e in ultimo Tik Tok, ha indubbiamente aperto nuove frontiere creative, ha abbattuto le barriere nella comunicazione e annullato le distanze tra i continenti. Milioni di persone hanno acquistato la capacità e la possibilità di far sentire la propria voce in modo autonomo e “virale”. Come spesso accade, un nuovo terreno di espansione porta con sè inevitabili problematiche: la diffusione incontrollata di fake news, aspre difficoltà nella gestione del tempo, contenuti problematici a immediata disponibilità di utenti sempre più giovani. Soprattutto, la diffusione selvaggia di forme di comunicazione che coinvolgono gli utenti come produttori di contenuti, ha posto fin da subito un serio problema ai giuristi nell’àmbito della proprietà intellettuale e della concorrenza. Qual è il limite entro cui un utente può esercitare la sua libertà di azione e di espressione? Quali criteri devono seguire le aziende nella promozione dei loro prodotti? Qual è il ruolo di influencers, vloggers e trend setters? L’avvocato Cesare Galli, docente di Diritto industriale nell’Università degli Studi di Parma, indaga questo sfaccettato fenomeno e fornisce coordinate precise per orientarsi nel marasma digitale. Nella foto una delle locandine promozionali della docu-serie The social dilemma (Netflix, Usa 2020, 94’).

Enorme diffusione sulla rete web delle forme di comunicazione che coinvolgono gli utenti come produttori di contenuti e più in generale l’evoluzione di Internet verso forme sempre più accentuate di interattività, di cui i Social Network sono la manifestazione più eclatante (e più preoccupante, per le drammatiche ricadute che hanno sui comportamenti e sulla gestione del proprio tempo, specialmente da parte dei giovani, configurando una vera e propria emergenza educativa) non lancia sfide solo agli operatori della comunicazione digitale, agli insegnanti e ai sociologi, ma anche ai giuristi, in particolare nei settori della proprietà intellettuale e della concorrenza.

La situazione che stiamo vivendo ricorda per molti versi quella che si era posta all’avvento della rete “di massa” e suscita riflessioni giuridiche “già viste”, a cominciare dall’idea che si tratti di una “nuova frontiera” non ancora raggiunta dal diritto, se non in parte (ed essenzialmente sotto il profilo contrattuale). Dunque, un’area di almeno potenziale “libertà assoluta”, compresa la libertà di calpestare i diritti altrui. E infatti anche qui si reclamano, da una parte e dall’altra, o nuovi interventi normativi “speciali” per disciplinare questi campi d’azione o, viceversa, si pretende che la normazione non li raggiunga, sul presupposto, comune alle due posizioni, che, oggi, si viva una situazione di vuoto legislativo.

Proprio l’esperienza fatta in occasione delle “prime ondate” di Internet dovrebbe invece renderci avvertiti del fatto che in realtà è vero esattamente il contrario, ossia che non esistono spazi di impunità e che anzi la rete, appunto perché attraversa le frontiere, non solo non è un mondo “senza legge”, ma anzi è un campo sul quale possono concorrere più legislazioni (e più giurisdizioni), ciascuna con i propri divieti – e i diritti in essa riconosciuti – da rispettare, dunque, con un carico di responsabilità potenzialmente molto più esteso: il che impone una duplice vigilanza, da parte dei titolari dei diritti, per difendersi dalle violazioni, e da parte dei potenziali autori delle violazioni, per evitare di incorrere in responsabilità, e prima ancora richiede la consapevolezza dei rischi e delle opportunità che le attività svolte nella rete, e in particolare in questo suo nuovo campo d’azione, comporta. Prima ancora, occorre conoscere queste regole e le possibilità che esse offrono per reagire agli abusi.

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