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Se l'ecologia diventa religione
Letture · LettereSc 730

Se l'ecologia diventa religione

di Cesare Cavalleri

dicembre 2021

«Questa “religione ecologica”, nuova illusione progressista, porta con sé tre minacce alla civilizzazione: una feticizzazione della natura e degli animali, un panteismo (divinizzazione della natura» e, conseguenza delle prime due, un anti-umanismo. Essa veicola, non esplicitamente, un’accusa ontologia contro l’uomo, ma rinnega la sua trascendenza sulla natura». Così scrive il filosofo francese Robert Redeker – che dal 2006 vive sotto protezione per le sue prese di posizione sul fondamentalismo islamico – nell’Introduzione al piccolo libro di Giulio Meotti, Il dio verde. Ecolatria e ossessioni apocalittiche (Liberilibri, Macerata 2021, pp.108, euro 14). Piccolo libro, ma necessario.

Tutta colpa del clima che cambia

Ecologia sì, ecolatria no, verrebbe da dire. Meotti si domanda e si risponde: «Alluvione? Cambiamento climatico. Siccità? Cambiamento climatico. Niente neve? Cambiamento climatico. Troppa neve? Cambiamento climatico. Uragani? Cambiamento climatico. Mancanza di uragani? Cambiamento climatico. Cos’è questa, se non una religione?».

Un’utile avvertenza è di non prendere per oro colato i rapporti dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite che si occupa di ambiente. L’Ipcc sembra gareggiare in cantonate con il famigerato Club di Roma che, nel 1972, aveva profetizzato che «il sistema sta crollando», e che l’unico rimedio era la decrescita economica e demografica.

Ebbene, un Rapporto dell’Ipcc sostenne che «i Paesi Bassi sono un esempio di paese altamente suscettibile sia all’innalzamento del mare sia alle inondazioni di fiumi perché il 55 percento del suo territorio è sotto il livello del mare». Invece solo il 26 percento dei Paesi Bassi è sotto il livello del mare, e l’Onu fu costretto ad ammettere la panzana.

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