Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Scontri e incontri sul Reno. Una mostra a Basilea per scoprire l’antica Augusta Rauricum
Archeologia · Idee e storiaSc 747

Scontri e incontri sul Reno. Una mostra a Basilea per scoprire l’antica Augusta Rauricum

di Maurizio Pasquero

maggio 2023

In un imprecisato giorno di settembre del IX anno dell’èra cristiana, tre legioni romane avanzavano nella foresta di Teutoburgo, tra Bassa Sassonia e Renania settentrionale. Conduceva quegli uomini stanchi, in marcia verso i quartieri invernali, il legato imperiale Publio Quintilio Varo che non sospettava minimamente di andare incontro a un mortale appuntamento con i più feroci guerrieri della Germania profonda guidati dall’ex-comandante ausiliario Arminio.

Fu un massacro spaventoso. I Romani, nei propri annales, segnavano in rosso – colore della vergogna – le battaglie perdute. La clades Variana fu per loro uno shock indicibile, un’ora nefasta in cui il nascente impero perse il controllo della Germania profonda e la strategia di Augusto – replicarvi quanto fatto da Cesare in Gallia transalpina una generazione prima – crollò rovinosamente.

La sponda sinistra del Reno, pesantemente fortificata e presidiata da otto legioni e da una efficientissima flottiglia, divenne così il baluardo estremo contro i “barbari”. Da allora, con l’eccezione delle campagne condotte dai Flavi contro Catti e Brutteri e da Marco Aurelio contro Quadi e Marcomanni (ricordate l’incipit de Il Gladiatore di Ridley Scott?), per quasi ottocento anni, sino a Carlo Magno, i Germani stanziati tra il Reno, l’Elba e il Danubio vissero in uno status di pressoché totale indipendenza.

Sul limes Rhenanus si cristallizzarono due Europe, culturalmente ed etnicamente diverse: da una parte l’ecumene romano che – torniamo alla Silva Teutoburgensis come metafora – considerava le foreste luoghi ostili e primitivi, antitetici alla civiltà urbana classica; dall’altra, la libera Germania che le silvae le percepiva, invece, come luoghi ancestrali e siti spirituali d’elezione.

La mostra che qui presentiamo, Ave Caesar: Romani, Galli e tribù germaniche sul Reno, ripercorre, appunto, la vita sulla frontiera settentrionale dell’Urbe ed è visitabile, sino al 30 aprile, all’Antikenmuseum di Basilea, istituto elvetico che ha come propria mission la diffusione dell’arte e della cultura mediterranee. I grandi fiumi erano le autostrade dell’antichità: primario asse logistico per merci e truppe, lungo il Reno passava anche la cultura, con scambi a lungo raggio tra Galli, Germani, Greci, Etruschi e Romani.

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