Scontri e incontri sul Reno. Una mostra a Basilea per scoprire l’antica Augusta Rauricum
maggio 2023
In un imprecisato giorno di settembre del IX anno dell’èra cristiana, tre legioni romane avanzavano nella foresta di Teutoburgo, tra Bassa Sassonia e Renania settentrionale. Conduceva quegli uomini stanchi, in marcia verso i quartieri invernali, il legato imperiale Publio Quintilio Varo che non sospettava minimamente di andare incontro a un mortale appuntamento con i più feroci guerrieri della Germania profonda guidati dall’ex-comandante ausiliario Arminio.
Fu un massacro spaventoso. I Romani, nei propri annales, segnavano in rosso – colore della vergogna – le battaglie perdute. La clades Variana fu per loro uno shock indicibile, un’ora nefasta in cui il nascente impero perse il controllo della Germania profonda e la strategia di Augusto – replicarvi quanto fatto da Cesare in Gallia transalpina una generazione prima – crollò rovinosamente.
La sponda sinistra del Reno, pesantemente fortificata e presidiata da otto legioni e da una efficientissima flottiglia, divenne così il baluardo estremo contro i “barbari”. Da allora, con l’eccezione delle campagne condotte dai Flavi contro Catti e Brutteri e da Marco Aurelio contro Quadi e Marcomanni (ricordate l’incipit de Il Gladiatore di Ridley Scott?), per quasi ottocento anni, sino a Carlo Magno, i Germani stanziati tra il Reno, l’Elba e il Danubio vissero in uno status di pressoché totale indipendenza.
Sul limes Rhenanus si cristallizzarono due Europe, culturalmente ed etnicamente diverse: da una parte l’ecumene romano che – torniamo alla Silva Teutoburgensis come metafora – considerava le foreste luoghi ostili e primitivi, antitetici alla civiltà urbana classica; dall’altra, la libera Germania che le silvae le percepiva, invece, come luoghi ancestrali e siti spirituali d’elezione.

La mostra che qui presentiamo, Ave Caesar: Romani, Galli e tribù germaniche sul Reno, ripercorre, appunto, la vita sulla frontiera settentrionale dell’Urbe ed è visitabile, sino al 30 aprile, all’Antikenmuseum di Basilea, istituto elvetico che ha come propria mission la diffusione dell’arte e della cultura mediterranee. I grandi fiumi erano le autostrade dell’antichità: primario asse logistico per merci e truppe, lungo il Reno passava anche la cultura, con scambi a lungo raggio tra Galli, Germani, Greci, Etruschi e Romani.
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