Alla domanda: «Che cos’è che non va nel sistema italiano della giustizia?», la risposta più comune è semplicemente «la sua lentezza», cioè l’eccessiva durata intercorrente fra il tempo delle iniziative giudiziarie e il tempo dei risultati. Una giustizia tardiva è denegata giustizia, come sapeva già Giuseppe Chiovenda quando scrisse che «l’intensità della vita nostra, il moltiplicarsi degli scambi, il rapido formarsi dell’opinione pubblica paiono reclamare la pronta definizione dei rapporti incerti. E noi siamo ben lontani da questo». Il grande scienziato del diritto processuale civile scriveva questo nel 1904. Segue la seconda domanda: «Quali sono le cause della lentezza?».
I dati di fatto cui si fa riferimento sono di solito l’esorbitante numero dei processi pendenti e le disfunzioni organizzative. Per cui è su questi due fronti che bisogna operare e provvedere per ottenere la riduzione dei tempi processuali. Ciò detto, avvisando che l’indagine in corso riguarderà prevalentemente la giustizia civile, occorre anche avvertire che quando si passa a precisare i rimedi, salgono in evidenza, da un lato, le misure deflazionistiche del contenzioso; dall’altro, le innovazioni da apportare ai modelli organizzativi vigenti.
Al riguardo è utile riportare alcune delle luci accese dal dott. Pietro Curzio, primo presidente della Cassazione, il 29 gennaio 2021 nel discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, da cui possono trarsi quantomeno le due affermazioni che seguono.
Le controversie tributarie pendenti in Cassazione nel 2019 da sole superano il numero di tutte le controversie civili (comprese quelle in materia di lavoro): complessivamente 51.583 queste ultime di fronte a 52.540 quelle tributarie. Una così imponente massa di ricorsi fiscali denota il profondo scontento dei cittadini verso un sistema tributario ritenuto iniquo e perciò da contestare in tutti i modi consentiti dall’ordinamento sino ad arrivare al giudizio della suprema corte. Ma è anche la spia della mancanza di un previo dialogo dell’apparato amministrativo con i contribuenti volto a prevenire il ricorso alle vie giudiziarie, risultato poi tante volte inutile e sempre costoso sia per il contribuente sia per la Pubblica amministrazione.
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