Gioiranno gli appassionati lettori di Dino Buzzati, di fronte al ricchissimo volume delle Cronache fantastiche. 120 storie (quasi) impossibili, a cura di Lorenzo Viganò (Mondadori, p. 648, € 24), nuova edizione, a oltre vent’anni dalla prima, edita nella collana Oscar scrittori del Novecento nel 2003. Dal punto di vista formale, oltre a una copertina nova e a un titolo che rende evidente la corrispondenza con Cronache terrestri (volume del 1972 che raccoglie alcuni scritti giornalistici buzzatiani) è stata eliminata la distinzione tematica tra “Delitti” e “Fantasmi” presente nella prima edizione.
Dentro alle storie quasi impossibili
Sgombriamo per prima cosa il campo da equivoci: quelli di Buzzati non sono racconti di fantascienza, non mostrano e nemmeno vogliono anticipare quello che accadrà o potrebbe accadere nel mondo fra cinquanta, cento, duecento o mille anni. Sono, invece, per usare le parole del curatore, «racconti dell’oggi, che rappresentano la realtà contemporanea, quella comune, di ogni giorno. Perché è lì, nella banalità del quotidiano, nelle pieghe della routine che si nascondono l’ignoto e il mistero» (XV). In effetti, sfondi e scenari che fanno da cornice a questi racconti sono, almeno apparentemente, normali, comuni: può trattarsi di Roma (Le sei mamme, Il tappeto rosso), Basilea (Un duello all’ultimo sangue), Venezia (Un caso misterioso, L’altra Venezia), oppure di una anonima città, delineata magari solo con l’iniziale (Se sono grasso che male c’è?), oppure il racconto è incentrato su una sperduta landa montana i cui abitanti sono, letteralmente, tagliati fuori dal resto del mondo (Un complotto contro Ezzelino). I personaggi di questi racconti sono uomini comuni, gente qualsiasi – più maschi che femmine, a onor del vero – che lavorano, camminano per le strade, che sembrano cordiali, amichevoli, ma poi rivelano un’anima malvagia, da sopraffattori (Il corruttore); o che si comportano come vicini di casa tranquilli ed educatissimi (quelli che tutti vorremmo), ma poi, la notte, scavano misteriose buche in giardino o costruiscono muri sospetti (I furbi). Troviamo in questi racconti ingegneri, medici, notai, direttori del personale, gente dai nomi familiari e persino banali (Antonio Virgini, Stefania Giri, Laura Sforti, Francesco Meneghello, Giacinto Pleora …); ma vediamo comparire in queste pagine anche personaggi effettivamente vissuti, il che rende ancora più stretto il rapporto tra la finzione e la realtà: a questi personaggi Buzzati sceglie a volte di dedicare il racconto della sua interezza: si pensi al Nikita Kruscev de La bambola russa, o al Molotov di Vecchio Frack. In quest’ultimo racconto, attraverso la canzone di Domenico Modugno, Buzzati immagina la morte di Molotov nel Danubio, a Vienna (dove, in effetti, era stato inviato per allontanarlo dal partito, anche se, storicamente, Molotov morirà ultranovantenne a Mosca nel 1986). Oppure compaiono dive del cinema, come Claudia Cardinale (Il seduttore una tantum), Sophia Loren (14 luglio, ore 13.45: niente fine del mondo), Mike Bongiorno (Lascia o raddoppia).
Caratteristica di questi racconti è la continua mescolanza di realtà e fantasia, verità e immaginazione, esperienza di vita quotidiana e volo pindarico verso lidi che disorientano il lettore, il quale, proprio per questo, spiazzato nelle sue certezze viene tenuto agganciato al racconto. La sua inquietudine, infatti, è perennemente suscitata e tenuta alta dal fatto che Buzzati gioca sul paradosso, sulla provocazione, sul rovesciamento delle consuetudini invalse e radicate: per esempio, in Uno scandalo alla rovescia è chi fa del bene a venire messo al bando dalla buona società, e pertanto i componenti della famiglia protagonista del racconto ostentano un comportamento scapestrato o addirittura crudele per non perdere il loro status e la loro posizione sociale, ma la loro reputazione è irrimediabilmente rovinata quando invece si scopre che sono dediti alla beneficenza e al volontariato. In un altro racconto, poi, L’amico del bruto, il conoscente di un presunto assassino inizia ad attirare su di sé l’attenzione delle donne, che sospettano, o meglio, sperano vivamente, che egli sia stato il complice del supposto criminale.
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