Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Anna Carobene-Alessandro Cozzi, Quel po’ di brace sotto la cenere, storie vere da un non-luogo: il Tigrai
Anna Carobene-Alessandro Cozzi, Quel po’ di brace sotto la cenere, storie vere da un non-luogo: il Tigrai

Quel po’ di brace sotto la cenere, storie vere da un non-luogo: il Tigrai di Anna Carobene-Alessandro Cozzi

di Antonio Besana

febbraio 2024

Anna Carobene-Alessandro Cozzi, Quel po’ di brace sotto la cenere, storie vere da un non-luogo: il Tigrai, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 2023, pp. 208, euro 16

Tigrai: una parola che per i più è priva di significato o, come dice bene il sottotitolo del volume, un non-luogo. Si tratta di una regione al confine tra Etiopia ed Eritrea che tra il 2020 ed il 2022 è stata devastata da una guerra di sterminio voluta dal presidente dell’Etiopia, Abiy – a cui è stato attribuito nel 2019 il premio Nobel per la pace, ulteriore conferma di un premio che viene assegnato spesso prematuramente – con la complicità del dittatore eritreo Afwerky. Il conflitto ha provocato tra la popolazione del Tigrai oltre cinquecentomila vittime, dovute alla guerra, alle carestie, e alla mancanza di cure sanitarie, e due milioni di sfollati, il tutto nel quasi totale silenzio dei media.

Anna Carobene, biologa ricercatrice in medicina di laboratorio presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, tra il 2019 e il 2020 opera come volontaria nella missione Kidane Mehret, ad Adua, in Tigrai (Etiopia), nel laboratorio di analisi dell’ospedale. Viene a contatto con la realtà locale e conosce molte persone le cui storie la toccano profondamente. Rientrata in Italia Anna non riesce a scrollarsi di dosso il ricordo delle conseguenze di quel conflitto, le migliaia di morti, le ragazze violentate, i bambini mutilati, i profughi dell’altopiano del Tigrai, rifiutati da tutti, braccati come prede, persi nell’oblio. Ci deve essere un modo per ridare loro la voce. Questo proposito accompagna Anna quando, a partire dal 2021, comincia l’attività di volontariato nella casa di reclusione di Opera (Milano), con l’associazione Incontro e Presenza. L’Associazione dal 1986 si occupa del mondo della detenzione in una prospettiva di incontro con i detenuti e i loro bisogni, con oltre 120 volontari che operano nelle carceri di San Vittore, Opera, Bollate, Monza e Bergamo. A Opera Anna incontra Alessandro Cozzi, ex imprenditore nel campo della formazione, giornalista pubblicista, che sta scontando una lunga pena in carcere, dove si è avvicinato al gruppo di volontari di Incontro e Presenza. E da questa imprevedibile amicizia, rafforzata dalla comune esperienza di fede, nasce questo libro. Anna racconta ad Alessandro la sua esperienza in Tigrai, e Alessandro, a cui piace scrivere, prova a dare loro forma in questo volume. Scrivere queste storie lo aiuta a sentirsi ancora utile, dando senso al lento trascorrere della vita in carcere.

Il tutto non senza superare le prevedibili difficoltà dovute allo stato di detenzione di uno dei due: la carenza di mezzi, come la mancanza di carta e di toner per la stampante, la brevità dei colloqui, l’impossibilità di sentirsi per telefono e di scambiarsi i file con le bozze del libro. Anna può accedere al carcere solo di sabato, e quando questo non è possibile sono gli amici di Incontro e Presenza che fanno da postini improvvisati, portando avanti e indietro le bozze del libro. Il volume, arrivato in libreria a dicembre 2023 per le Edizioni Paoline, racconta in terza persona, in forma di romanzo, otto storie di cui Anna è stata partecipe e protagonista durante la sua permanenza in Etiopia. Il capitolo introduttivo – forse quello meno coinvolgente del libro – racconta di un ipotetico colloquio tra Anna ed altre due persone in un bar di Roma, ma è solo un pretesto scelto dagli autori per introdurre il lettore alla situazione geopolitica del Tigrai, indispensabile però per comprendere l’ambiente nel quale si dipanano le vicende narrate. Una volta superato questo piccolo scoglio il libro si fa leggere tutto di un fiato, seguendo le storie ora terribili ora commoventi degli amici di Anna. Non si tratta della storia della guerra del Tigrai: come si legge nella controcopertina, questo è un libro di incontri, quelli di Anna con i ragazzi di Kidane Mehret e quello tra lei e Alessandro recluso in carcere, un altro non-luogo dove si nascondono e si coltivano semi di speranza. Come per Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, a cui un incontro apparentemente casuale ha cambiato la vita, anche per il lettore seguire gli incontri di Anna e farne spazio nel cuore è occasione per guardare al significato delle cose. Un libro che merita di essere letto, e soprattutto comperato, perché Anna ha deciso di devolverne tutti i proventi all’ospedale della missione Kidane Mereth.