Quarantenni al giro di boa. I romanzi di Balzano, Verna & Desiati
giugno 2021
Questa volta aspettiamoli al largo, alla boa di virata della maturità. Sono tre scrittori di fresca notorietà, hanno fra i 43 e i 45 anni, nascono tra Milano, Forlì e Martina Franca, e rappresentano bene quel che si muove sulla scena letteraria. I nomi? Nicoletta Verna, Mario Desiati e Marco Balzano. Appartengono alla scuderia Einaudi, forse quella che con le collane Coralli e Stile Libero meglio cura il rodaggio e la manutenzione delle nuove carriere. Dunque, osserviamoli insieme, questi tre scrittori, e giudichiamoli sotto la medesima lente di curiosità, valori intrinseci e gusto di lettura. Come del resto andiamo facendo da qualche tempo: tentare pescaggi a campione, confronti a sorpresa, assaggi casuali. Da quando la critica letteraria è scomparsa, azzerata dai pareri editoriali a soffietto e dalle incensazioni do ut des, siamo rimasti del tutto privi di giudizi pilota e di sistemi di riferimento. Così davvero non resta altro da fare, se ancora la letteratura ci sta a cuore.
Milano & il “mal d’Italia”
Milanese, 43 anni, Marco Balzano è fra i tre decisamente il più affermato. Ha già al suo attivo quattro romanzi, a cui sono andati numerosi riconoscimenti di pregio. Esordì presso Sellerio con Il figlio del figlio nel 2010. Sono seguiti Pronto a tutte le partenze (Premio Flaiano) e L’ultimo arrivato (Premio Campiello). Tre anni fa, con Resto qui (Einaudi), ha vinto, tra gli altri, il Premio Elba, il Bagutta, il Rigoni Stern ed è entrato in finale al Premio Strega. Quindi, dopo aver conseguito il francese Prix Méditerranée, ha pubblicato nel ‘19, sempre con Einaudi, il saggio Le parole sono importanti.
Questo nuovo romanzo, Quando tornerò, è un libro che osserva il nostro Paese con gli occhi delle donne rumene che vi accorrono a migliaia, per lavorare come tate o badanti, e così guadagnare un tenore di vita più decente per i famigliari che si lasciano alle spalle: figli, e spesso mariti, sottoccupati o nullafacenti. Del rapporto che lega queste donne ai nuovi datori di lavoro, il libro non nasconde nulla, e lo fa con imparzialità e con una sua grazia segreta. Emergono con gradualità sia la psicologia del distacco, sia le derive esistenziali cui finiscono esposti i congiunti, quelli rimasti indietro tra i monti e le campagne della Romania – anch’essi con il miraggio sempre baluginante della meta italiana – e le migranti stesse, anche se ben radicate nelle nostre città.
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