Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Pier Cesare Ioly Zorattini, Quando c’erano i luoghi
Pier Cesare Ioly Zorattini, Quando c’erano i luoghi

Quando c’erano i luoghi di Pier Cesare Ioly Zorattini

di Arianna Galli

maggio 2022

Odissea italiana

Pier Cesare Ioly Zorattini, Quando c’erano i luoghi, Raffaelli, Rimini 2021, pp. 208, euro 18.

«Gennaio evoca la congrega dei cigni,/ fa dell’acqua/ una corona d’incontri/ un segno per ritrovarsi/dove l’immagine/ non è il doppio di sé stessa/ ma l’inizio di un percorso/ che ripropone insieme/ il tempo e il luogo. (Grado, 22 gennaio 2017)».

Questi versi, tratti dalla nuova raccolta di Pier Cesare Ioly Zorattini Quando c’erano i luoghi, sembrano riassumere il senso dell’intera opera: un percorso poetico di immagini nitide e concrete – che non sono altro che un’occasione per parlare del tormento interiore dell’io lirico – strettamente ancorate a un tempo e a un luogo, come sottolinea il fatto che, come ne L’Allegria di Ungaretti, ogni componimento è accompagnato dall’indicazione della data e della città dove è stato creato, come a indicare che lo scenario è il punto di partenza per la riflessione che connette gli elementi sparsi del reale arrivando alla realtà al di là esso, arrivando all’io.

«Sgronda rosso/ oltre l’ospedale/ l’autunno umano dei rampicanti. (Trieste, 16 ottobre 2013)».

In un’Odissea che ci porta da Udine, Grado, Trieste, Padova, Monfalcone, Brazzacco, Lignano Pineta, Casarsa della Delizia, Porto Piccolo a Cortina D’Ampezzo, Roma, Parigi, Pavia, il poeta cerca una pace ancorandosi agli elementi peculiari dei luoghi che osserva con uno sguardo profondo e colorato come un mare in tempesta, tentando di uscire dall’Inverno, l’inverno con la I maiuscola, che indica una desolazione, un gelo spirituale: è appunto questa parola a ricorrere frequentemente nelle poesie di questa raccolta in cui l’autore ha il desiderio disperato di ritrovare la Primavera dell’anima.

«I corvi annunciano il mal tempo,/ a colpi di scure/ l’Inverno è già dentro di noi. (Brazzacco, 15 ottobre 1980)».

«Per M., per un anniversario/ Al computo consueto/ torna il tuo segno/ e se fuori regna l’Inverno/ dentro è già il tempo delle promesse,/ dalle morie dei fossi sale/ il cielo dei tuoi occhi. (Udine, 30 gennaio 1996)».

Questa raccolta sembra così opporsi alla realtà contemporanea di quelli che il sociologo Marc Augé definisce come non-luoghi, ovvero luoghi privi di identità, di radici, di una storia, luoghi anonimi, ma che danno sicurezza, perché uguali gli uni agli altri, ideali per la velocità e la superficialità del tempo della società liquida.

Pier Cesare Ioly Zorattini, attraverso una musica ruvida e tagliente, gelida come il suo inverno interiore, ci fa toccare i luoghi, luoghi meravigliosi nella loro diversità, creando un cammino per chi nella vita sfuggente del mondo d’oggi si vuole fermare ancora a ritrovarsi nel proprio passato, nella propria storia, nella propria profondità.