Mensile di studi e attualità · dal 1957
di Paolo Boccardelli
Numero 728 · ottobre 2021 · Quaderno: Ripensare il capitalismo

Nel tempo, si sono susseguiti numerosi esempi di collaborazioni pubblico-private risultate particolarmente vantaggiose tanto per il singolo privato quanto per le pubbliche amministrazioni, in quanto capaci di stimolare l’innovazione, l’efficienza manageriale e lo spirito imprenditoriale.
L’interazione tra la sfera pubblica e quella privata prevede e, soprattutto, richiede un forte e costante coinvolgimento delle parti interessate nell’intero processo decisionale. Con riferimento alle sfide poste da globalizzazione e tecnologia, e quindi per far fronte alle difficoltà del mercato nel rispondere alle trasformazioni, si è assistito nel corso degli anni a una crescente produzione di regolamentazione e dunque di aree d’interazione tra pubblico e privato. Inoltre, occorre tenere conto del fatto che il livello di coinvolgimento dei vari stakeholder (le parti interessate) può variare in base alla tipologia del settore di riferimento. Per esempio, settori a elevata intensità di investimento in ricerca e sviluppo richiedono la cooperazione tra pubblico e privato per creare ecosistemi d’innovazione competitivi. Ancora, si stima che l’investimento infrastrutturale a livello mondiale al 2040 sia di circa 80 trilioni di dollari – con un divario di almeno 15 trilioni di dollari rispetto al fabbisogno; tale ingente flusso di investimenti richiederà un rilevante ruolo del soggetto pubblico nel settore delle infrastrutture.
In generale, lo sviluppo di un nuovo modello di partnership pubblico-privato passa attraverso la definizione di un nuovo patto di fiducia tra istituzioni, cittadini e imprese. È auspicabile che tale modello possa incoraggiare in modo efficace risorse e investimenti per una creazione di valore condiviso, che vada a premiare al tempo stesso gli sforzi e le competenze dei privati nei mercati internazionali.
Studi cattolici · n. 728 · ottobre 2021
Edizioni Ares · Milano
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