Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Porte girevoli

Porte girevoli

di Franco Palmieri

dicembre 2023

Luci nelle tenebre

Non fu un dicembre qualsiasi quello di oltre duemila anni fa; perché da esso prese il via il messaggio di fede e di speranza che avrebbe costruito l’Occidente, nonostante gli inciampi degli eredi. Noi.

In terra di Canaan, nelle città di Gerusalemme, di Nazaret e di Gerico, la più antica di oltre novemila anni, verso la metà di quel mese gli ebrei celebravano la festa di Hanukkah, cantavano il Ma’oz Tzur in ricordo del miracolo che moltiplicò l’olio nel candelabro per otto giorni quando pareva esaurito, ed ebbero notizia, alcuni giorni dopo, della nascita di un bambino che molti secoli dopo venne celebrata con un altro canto, Stille Nacht; lo scrisse il monaco saliburghese Franz Gruber e la musicò Joseph Mohr. Quasi negli stessi anni dell’Ottocento, la tradizione spiritual afro-americana intonava il gospel Joshua fit the battle of Jerico (re mi fa sol / lalala – solsolsol – lalala / re mi fa sol – lalala / sol fa mi re). Da allora, a intervalli di tempo, quei canti hanno continuato a riempire di significati il mese di dicembre. Ma intanto l’impero romano si espandeva nel Mediterraneo, e palestinesi ed ebrei ne subivano il dominio. E chi il peso, chi la suggestione. I più irrequieti erano i giudei, e l’imperatore Tito nel 70 d.C. pose fine alle pretese nazionaliste degli zeloti, entrò a Gerusalemme e del Secondo Tempio non rimase che un muro.

Soltanto un popolo della terra di Canaan non resse alla tragedia, e quella terra «si’ bella e perduta» venne abbandonata, e da allora «la jenti de Sion plange e lutta / taupina male so’ costrutta / en mano de lo nemico che m’hao strutta», così in questa kinot – lamentazione – medioevale gli ebrei della diaspora italiana rievocavano un Israele che non c’era più. Gli altri popoli erano rimasti dov’erano sempre stati, palestinesi, arabi, egiziani, e dopo la fine dei romani, dopo che nel VI secolo era iniziata la predicazione coranica, dopo l’espansione islamica in Andalusia, dopo Carlo Martello che sconfisse l’emiro a Poitier, dove nel IV secolo era sorto il primo battistero cristiano, dopo Carlo Magno e il Sacro Romano Impero, dopo l’impero Ottomano che si estese per tutta l’area mediterranea dove prima c’erano stati i greci e i romani, dopo il turco Solimano il Magnifico, che dai Balcani all’Ungheria, dall’Egitto a Casablanca costruì il suo impero tagliando le teste agli infedeli che non si convertivano ad Allah, dopo Lawrence d’Arabia, che scacciò gli ottomani ma non distrusse l’islàm, instaurando il protettorato inglese in quelle zone afro-mediorentali, e allora la terra di Canaan, la Palestina dove le città di Gerusalemme, Nazaret e Gerico stanno ancora lì, sospese a un destino mai del tutto compiuto ma sempre incombente, e che popoli diversi desideravano eleggere a patria, dopo tutto questo alla vigilia del Novecento i popoli dell’impero romano di duemila anni prima si ricompattano in nuove identità nazionali: Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Giordania, Libano; lo scacchiere mediorientale che non aveva mai voluto estraniarsi dal Mediterraneo e dagli altri Paesi che contornandolo lo racchiudevano.

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