Indifferenza
Combattere, punire, esecrare l’indifferenza, cattiva compagna del qualunquismo; educare invece alla partecipazione e all’empatia. Lo ammonisce Liliana Segre davanti al Binario 21, il presidente Mattarella alle Fosse Ardeatine, l’opinione pubblica ogni volta che un barcone si ribalta nel Mediterraneo. Ma l’indifferenza viene dopo, prima c’è la realtà che diventa Storia in un luogo che la racconta.
Il periodo italiano compreso tra il 1943 e il 1945 è stato una guerra civile che continua a essere raccontata ogni volta diversamente. Nella sua interpretazione, oggi essa ribalta risultati storici a convenienza, così che il passato continua a ostruire il futuro e a scardinare il presente. Ripeterlo è inutile. L’indifferenza è una colpa in tempo di pace, ma nei tempi guerreggiati si chiama paura. Dopo diventa un’accusa, quando è riferita ai comportamenti tenuti davanti degli eventi del passato.
Fatti di quel tragico periodo italiano vengono continuamente riciclati, tra noia, provocazione e rigurgiti di bile, applicando la visione dell’oggi ai fatti di ieri. E allora Pio XII avrebbe dovuto prendere un aereo e andare a redarguire Hitler; l’8 settembre tutti gli italiani schierati con Badoglio dovevano subito insorgere contro i tedeschi, fino al giorno prima alleati; il 16 ottobre tutta Roma si doveva sollevare per impedire la deportazione degli ebrei dal Ghetto; idem i milanesi al Binario 21.
Vent’anni dopo cominciamo a dire che l’intervento americano – presidente Usa Bush – in Irak contro Saddam Hussein ha segnato l’inizio del radicalismo antioccidentale. Anche la satira anti-islamica di Charlie Hebdo oggi ci appare eccessiva; quanto al Mee to, le accuse di molestie denunciate decenni dopo cominciano a puzzare di furberia a scopo risarcimento. E domani ci domanderemo perché l’Europa non è mai intervenuta nelle annose questioni territoriali sulle regioni del mar Nero tra Russia e Ucraina.
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