Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Porte Girevoli

Porte Girevoli

di Franco Palmieri

settembre 2022

Scuola flop

Le priorità del presente incombono sul futuro, dimenticate o sospese, quando altre surrettizie urgenze premono e avanzano, prevaricandole. È il chiasso organizzato che sottrae voce alla ragione. È come la claque – sempre sottaciuta e nascosta – dei biglietti gratis, degli inciuci obbligati, degli accordi inconfessabili, messa davanti a comizianti, a concerti rockettari, a sindacalisti di stampo ottocentesco, quelli che presentavano i padroni del vapore come dei succhiasangue degli operai. Grazie, disse il conte Dracula, e in Transilvania cominciò la grande stagione turistica.

La priorità dell’eterno presente italiano è la Scuola, da cui discende la formazione culturale e critica di un Paese. Ovvio. Può apparire un ossimoro o una provocazione, ma agibilità economica e libertà delle idee sono interdipendenti. Il bisogno disperato di affrancarsi da una condizione miserabile ha sempre ingrossato la retroguardia rivoluzionaria, gli esempi li conosciamo. La scuola che educa a saper discernere, tra gli orpelli che inquinano la quotidianità, quelli che meritano sostegno e aprono a prospettive di crescita, questa scuola è la costante priorità di ogni nazione. Ma se i docenti sono demotivati e un insegnante di Siracusa vincitore di cattedra deve andare a occuparla a – mettiamo – Gorgonzola, con lo stipendio che percepisce l’idea di mettere su famiglia svanisce. Ne risentirà anche la sua figura professionale e addio entusiasmi giovanili. La pandemia scolastica ricomincia oggi come sempre, assente e mortificata in tutti i pomposi programmi della politica che rincorre sé stessa.

Isole di periferia

La periferia è da molto tempo il luogo delle esercitazioni sociologiche e statistiche. Una sorta di generalizzazione comoda e insignificante; anzi: questa sottrae all’esame una parte di mondo che solo formalmente convive intorno a noi. In modo forte e parimenti inavvertito, essa ingloba una totalità immaginaria che non corrisponde alla sua realtà. La periferia della pasolineide e del piccolo e facile neorealismo localista che ha sempre alimentato il compiaciuto popolaresco dell’eterna provincia italiana, da Carlo Goldoni a Totò, non corrisponde più. Da tempo si è trasfigurata in piccola borghesia pervicacemente dedita a sé stessa e alle litigate condominiali, ma che costituisce una parte non più limitrofa del nostro Paese, bensì la sua ossatura da non prendere sottogamba. Chiede stabilità, sicurezza ed efficienza dei servizi, anche perché, costituendo una grossa fetta del terziario sociale, paga le tasse e produce Pil. Esige la stessa qualità di vita che riserva alla propria abitazione col mutuo e alla Panda a rate. Dove sta la politica che ha analizzato a fondo questa realtà, conosciuta benissimo dalla Caritas e dalla Comunità di Sant’Egidio come a noi risulta da personali contatti? È la domanda che alimenta lo scontento, la disaffezione e l’indifferenza reattiva verso promesse irrisolute. Ma da alcuni anni vanno crescendo piccole, nuove, indipendenti isole sociali all’interno della grande isola piccolo-borghese italiana, soprattutto nelle città-territorio.

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