Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Porte girevoli

Porte girevoli

di Franco Palmieri

luglio/agosto 2022

La massaia

L’effimera goduria di massa gestita da Vasco Rossi, profeta di sé stesso per qualche – invece tanti – euro in più, nasconde un quadro disperato che sconquassanti decibel e selfie autoesaltativi, spesati dai nonni, testimoniano; ma non si deve dire. Eppure, funziona ancora come ai tempi di Nerone al Colosseo, così che spettacoli vecchi e ripetuti servono ad aggregare inconsapevoli desideri di spensieratezza per esorcizzare la realtà. Non è brutta, è noiosa. Viene interpretata così, quindi sono necessarie iniezioni di ottimismo nonostante tutto. Questo perché secondo i guru del “volemose bene” per forza, se appassisce la spinta più o meno giovanile verso il consumo dell’effimero, crolla un bel pezzo dell’economia.

Nonostante gli sforzi istituzionali verso impegni più nobili e duraturi, e possibilmente culturali, la risposta non corrisponde agli auspici. Il “messaggio” è affidato a Vasco Rossi, non più spericolato, o a Giovanotti, che ancora insiste sul vecchio hit “mamma guarda come mi diverto-o”. E perciò non si poteva negare il primo posto nell’Europa musicale alla band ucraina pro Volodymyr Zelensky, auspicando che vi entri anche lui. Non dico un giovane, ma nemmeno un anziano trovi più a leggere seduto al bar o ai giardinetti. Piangerci sopra non serve, analizzarlo nemmeno, viene già fatto periodicamente.

Ciò che sta accadendo si spiega con la sindrome della siepe, quella che affliggeva Leopardi. Perché oggi quella siepe, cioè la realtà conosciuta, dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Anzi, non lo vogliamo proprio vedere. Non è l’infinito, è il progetto che laggiù dovrebbe prefigurarsi, limpido e utile, che invece non c’è, o non è percepito. Ce l’hanno i giovani extracomunitari, umili – forse anche per calcolo ma comprensibile – e pronti a tutto. Quindi la questione non è né etica né politica, è economica.

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