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Copertina del numero di Studi cattolici
Scenari · Il mondoSc 734

Politica senza idee & senza leader

di Lodovico Festa

aprile 2022

La politica italiana è oggi bloccata da una terza emergenza: dopo il 2020 e la lotta contro il coronavirus, dopo il 2021 e la necessità di selezionare gli investimenti concordati con Bruxelles per contrastare la recessione da pandemia, è arrivata nel 2022 l’invasione russa in Ucraina che condiziona in modo decisivo l’azione del governo e dei partiti.

Un osservatore non privo di finezza come Francesco Scisci ha, in questo senso, bruscamente criticato, sul sito Formiche, Mario Draghi per essersi messo a litigare con la sua maggioranza sulla riforma del catasto, in una fase in cui tutte le energie andrebbero invece – secondo Scisci – spese per evitare una nuova recessione, nel sostenere anche economicamente iniziative in politica estera nonché nel rafforzare l’apparato militare.

Non aver eletto Draghi al Quirinale lo ha indebolito e ha congelato ancora di più il Parlamento e i partiti italiani, consolidando così la precarietà della nostra politica estera.

È con il 1992 che inizia il severo ridimensionamento del nostro ruolo internazionale, risultato (non solo, ma in misura decisiva) della destabilizzazione della politica determinato dallo squilibrio dei rapporti tra istituzioni elettive e magistratura, con l’effetto più pesante che consiste nel varo di privatizzazioni del nostro considerevole sistema di economia pubblica, attuate senza una regia tale da garantire gli interessi nazionali di fondo.

La perdita di «ruolo» si è consolidata dal 2011 in poi quando il commissariamento della politica iniziato con governo Monti ha reso il nostro ridimensionamento internazionale ancora più evidente: si consideri come sono state trattate le nostre imprese in Libia, come si siano difesi i nostri interessi nello sfruttamento del gas cipriota o come si sia consentito alla Germania di costruire un gasdotto d’intesa con Mosca (il North stream) mentre si bloccava il South stream che avrebbe permesso all’Italia di rifornirsi più vantaggiosamente di gas via mar Caspio.

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