Papà Emanuele e "zio" Cesare. Un'amicizia inossidabile
febbraio 2023 · Quaderno: Per Cesare Cavalleri
Tra i collaboratori più stretti di Cavalleri, c’è stato anche il filosofo Emanuele Samek Lodovici, vittima nel 1981 di un incidente stradale. Autore di Metamorfosi della gnosi (Ares, 1979), Samek Lodovici è la persona che più di ogni altra ha dato con Cesare l’impronta e il metodo da seguire nell’impegno editoriale e apostolico negli anni succesivi al Concilio e al Sessantotto. La data di morte di Cesare e altre ricorrenze suggellano defintivamente il legame fra i due: ne dà testimonianza il figlio di Emanuele, Giacomo Samek Lodovici, che nell’orma paterna oggi è docente di Storia delle dottrine morali e di Filosofia della Storia nell’Università Cattolica di Milano, con cinquanta saggi scientifici e sei monografie accademiche all’attivo.
Credo che la data della morte di Cesare, il 28 dicembre scorso, abbia sia della ragioni imperscrutabili che solo il Signore della vita conosce (Cesare mi diceva scherzosamente, ma non troppo, che voleva raggiungere l’età di Gillo Dorfles, dunque 107 anni; in ogni caso non desiderava affatto lasciare questo mondo, a ottantasei anni era ancora attivo nel lavoro e fervido ideatore di progetti editoriali, ma non gli è stato possibile portarli a compimento: altro è stato deciso «colà dove si puote ciò che si vuole»), sia delle ragioni decifrabili. Quando ero adolescente lui mi spiegò la sua definizione di poesia come «sfida all’ineffabile» e le seguenti righe, pur non essendo in versi, tuttavia azzardano un’ipotesi sull’aldilà.
Il 28 dicembre mio papà avrebbe compiuto 80 anni
Con una battuta potrei pensare che Cesare dal 28 dicembre abbia avuto tre giorni per prepararsi a fare una proposta editoriale a Benedetto XVI, salito al Cielo il 31 dicembre, per proporre al formidabile Papa teologo di scrivere un libro su Dio vedendoLo faccia a faccia.
Ma, battuta a parte, il 28 dicembre è anche la data di nascita di mio padre, Emanuele Samek Lodovici, filosofo morto giovane, a soli trentotto anni, ma nondimeno già apprezzato da grandi intellettuali cattolici come Augusto Del Noce (che in una sua lettera che conservo lo qualificava come il più brillante filosofo tra i giovani di quella generazione), Vittorio Mathieu, Cornelio Fabro, Eugenio Corti, Marta Sordi e altri. Emanuele è morto il 5 maggio del 1981 (inizio di un trittico tremendo, proseguito il 13 maggio con l’attentato a Giovanni Paolo II e poi il 17 maggio con la vittoria degli abortisti al referendum sull’aborto), ma era nato appunto il 28 dicembre, nel 1942: il giorno della morte di Cesare è dunque coinciso con il giorno di quello che sarebbe stato il suo 80° compleanno. Cesare ed Emanuele erano amicissimi e quando Cesare mi parlava di mio padre, anche a distanza di più di trent’anni dalla sua morte prematura non di rado si commuoveva. Varie volte nel suo studio di via Stradivari e poi di via Santa Croce, mi ha mostrato un quadro, coperto da un vetro, con una riproduzione del volto della Sindone sotto alla quale aveva collocato un rametto di rosa con tre foglie seccate, preso dal feretro di mio padre e che aveva toccato la sua fronte quando era composto nella bara: nello studio di Cesare è stata sempre dirimpetto alla sua postazione di lavoro, quindi facilmente visibile guardando dritto di fronte a sé.
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