Non solo "Piccole donne". Viaggio nella tetralogia di Louisa May Alcott
gennaio 2021
Alzi la mano chi, in un momento della sua infanzia e prima adolescenza, non ha avuto per le mani Piccole donne, il romanzo di Louisa May Alcott sulla storia delle quattro sorelle March; ambientato negli anni della Guerra di Secessione americana, è stato oggetto di tante trasposizioni cinematografiche, due mute, andate perdute, e altre ancora disponibili, a partire da quella iper-classica del 1949, diretta da Mervin LeRoy con la giovanissima Elizabeth Taylor nei panni della minore delle sorelle March, Amy, sino alla più recente pellicola del 2019, diretta da Greta Gerwig, con Saoirse Ronan nei panni di Jo e Emma Watson in quelli di Meg (con Meryl Streep che ‒ gli anni passano per tutti! ‒ interpreta la bisbetica zia March), passando per il film del 1994, diretto da Gillian Armstrong, che si spingeva sino a raccontare le vicende narrate nel sequel del romanzo, come la morte di Beth e l’amore di Jo (interpretata da Winona Ryder, allora all’apice della popolarità) per il maturo professore tedesco Fritz Baher (Gabriel Byrne).
In questo strano autunno e inverno di semi clausura può essere interessante riprendere il romanzo, anzi, i romanzi, perché quella della Alcott è una tetralogia, composta da Piccole donne, Piccole donne crescono (e di solito le più ardimentose fra le preadolescenti arrivano a questa seconda parte della saga), Piccoli uomini e I figli di Jo, titoli, questi ultimi, solitamente negletti e trascurati. Consigliabile è dunque il volume Einaudi, Piccole donne. I quattro libri (Super ET, Einaudi, 2006 e 2019, pp. 1098, 15 euro), che, al netto di alcuni piccoli refusi, ci presenta il quadro completo, attraverso due generazioni, delle vicende della famiglia March.
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