Finalmente un romanzo d’invenzione, non il «caro diario» del solito scrittore che non sa andare oltre la propria adolescenza. Mi riferisco a Tu credi che io dorma, di Luca Doninelli (La Nave di Teseo, Milano 2021, pp. 144, euro 17), bel libro, bel titolo, bella copertina. Romanzo? Cercheremo di capire in che senso.
Jeremy Spencer è un ragazzino di otto anni che viaggia in prima classe con il papà su un treno che da Venezia arriverà a Vienna dove la mamma li sta aspettando in casa della zia Phoebe. Il papà finisce di sistemare l’ultima valigia, «quella con tutti gli abiti che la mamma non avrebbe mai indossato, ma dei quali pensava di avere assoluto bisogno» e si allontana un momento. Jeremy lo va a cercare e, nel primo scompartimento, vede, di spalle, una giovane coppia con un bimbo in culla. Sono proprio i suoi genitori, e quel bimbo non può che essere lui. Si avvicina, li interpella, ma quei due non lo riconoscono: “Papà, io… io… sono Jeremy, tuo figlio Jeremy!”, gridò fuggendo all’altro capo del vagone. I due coniugi si chiesero cosa avesse quel ragazzo e lei decise di andare ad aiutarlo, ma quando uscì sul corridoio non lo vide».
Nell’ultimo scompartimento, Jeremy trovò due signori anziani, vestiti a lutto, che bisticciavano fra loro: «Stiamo andando al funerale di un nostro grande amico», disse uno dei due. L’amico era un celebre fisico molecolare, in odore di Nobel, si chiamava Jeremy (che combinazione!) ed era morto in modo stupido, per aver fatto il bagno dopo aver pronunciato un’applauditissima relazione a un congresso. «In piedi nel corridoio, Jeremy guardava i due amici litigare a proposito di un morto e delle cose importantissime sulle quali la morte obbliga a riflettere, ma sulle quali lui non aveva nessuna voglia di riflettere».
Nel terzo scompartimento, Jeremy incontra due ragazze eleganti che si scambiano confidenze. Kathy era stata ospite per sei mesi da una gentilissima e colta signora, che a Jeremy ricorda zia Phoebe. La signora aveva presentato a Kathy i suoi nipoti, sperando che nascesse qualcosa tra la ragazza e il maggiore. Invece lei si era innamorata del minore, che sembrava non farle caso. Ma, prima della partenza, il giovanotto le aveva lasciato un biglietto, che Kathy non osava aprire. Sarà Alessia, «la biondo-rossiccia dal viso angelico» a convincere l’amica che il banale augurio di buon viaggio nel biglietto era una dichiarazione d’amore.
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