Raoul Bova ha preso il posto di Terence Hill nella fiction di Rai 1 Don Matteo 13 interpretando don Massimo, il nuovo parroco di Santa Eufemia a Spoleto. Smentendo lo scetticismo iniziale, l’audience ha premiato la scelta coraggiosa degli autori facendo lievitare uno share già altissimo. Abbiamo chiesto all’attore il segreto di questo successo che sfiora l’evento mediatico a un amen dal miracolo televisivo.
- Scusi Bova, ma lei dopo una sola puntata nella veste, anzi nel clergyman, di don Massimo ha già conquistato gli orfani televisivi di Terence Hill. Ah sì?
- Come ha fatto? Non ho pensato agli ascolti.
- Però è stato premiato. Non ci speravo.
- Non pecchi di modestia, don Massimo. Non è una gara.
- Comunque, l’ha vinta, superando l’audience già altissima delle edizioni precedenti. Terence resta un mito.
- Come ha vissuto il passaggio di testimone? Con grande emozione.
- Ma che fine ha fatto don Matteo? Lo spiegherà don Massimo.
- Perché? In qualche modo c’entra anche lui.
- Come? Lo vedrete.
- Che rapporto c’è tra i due don? Si vogliono molto bene.
- Sul set? Dentro e fuori.
- Come è stato accolto dall’affiatatissima famiglia di Don Matteo? A braccia aperte.
- Più esplicito, don? Con tanto affetto.
- Con spirito cristiano? Con solidarietà professionale.
- Che cos’ha di particolare questo set che sta assieme da 22 anni? Grande rispetto per il lavoro. Di tutti.
- È impegnativo?
- Quante ore di lavoro? Dodici per 9/12 mesi.
- Sveglia? Alle 5,30.
- L’orario giusto per la Prima Messa. Come un vero prete.
- Perché l’ha accettato? Mi è subito piaciuta la parte.
- Fare il parroco? Avere un ruolo aggregante nella nostra società.
- In particolare? Stare vicino alla gente, ai giovani. Ascoltarli.
- .. e poi? Offrire una figura cui appoggiarsi.
- Un ruolo-guida? I giovani si sentono persi.
- Più apostolato e meno indagini per il nuovo don? Siamo due preti diversi.
- In che cosa? Nel rapporto con la fede e con sé stessi.
- Cioè? Don Matteo aveva trovato molte risposte.
- Dove? Nel suo lungo percorso spirituale.
- Invece il suo don Massimo? È all’inizio. Ha tante domande senza risposte.
- Per esempio? Imparare a perdonare.
- Ci riuscirà? Con profonde difficoltà.
- E? Un duro confronto.
- Altre differenze? Di don Matteo non si conosceva il passato, di don Massimo sì.
- Qual è? Verrà svelato di puntata in puntata.
- Non potrebbe anticiparcelo? È un segreto.
- Il famoso segreto confessionale? Da set. Che è più vincolante.
- Altra differenza? Il mezzo di locomozione.
- Don Matteo usava una vecchia bicicletta. Don Massimo una moto assemblata con pezzi recuperati.
- Le ha dato qualche consiglio Terence Hill? Mi ha detto di essere me stesso. Semplicemente.
- Vi è riuscito? Direi di sì.
- Che tipo è Terence Hill? Una persona molto buona. Generosa.
- Un esempio da seguire? Sul set. E nella vita.
- Che cosa significa essere sé stessi nell’interpretare un ruolo? Ho cercato la spiritualità che io stesso cercherei in un prete.
- L’ha trovata? Ho trovato un prete molto umano.
- Che cosa significa? Uno che come me ha ancora mille dubbi.
- Scusi, ma un prete non dovrebbe essere una guida, come ha detto poc’anzi? Senza far calare la verità dall’alto.
- La verità per un prete dovrebbe arrivare dall’Alto. È il modo in cui la racconta ai fedeli.
- Conta la forma? È importante presentarsi come una persona normale alla ricerca della capacità di perdonare senza giudicare.
- La sostanza resta intatta? Sono un attore che interpreta un prete. Limitiamoci al copione.
- Secondo il copione, non viene accolto bene dai fedeli della sua nuova parrocchia. Difficilissimo prendere il posto di don Matteo.
- A chi si rivolge? Al vescovo, interpretato da Giancarlo Magalli.
- Un vescovo che si fa “i fatti vostri”? Bravissimo e simpaticissimo.
- Risposta canonica. Profondamente.
- Risposta come Bova o come don Massimo? Don Massimo è ancora molto ribelle dentro.
- Prima del clergyman di don Massimo aveva indossato il saio di un altro ribelle per amore, Francesco, nell’omonima miniserie di Canale 5. Un ruolo arrivato al momento giusto.
- Professionale?
- In che senso? In quel momento avevo molti dubbi sulla fede. Su Dio. E sugli uomini.
- E poi? È arrivato Francesco, un anarchico dell’amore che si è battuto come un guerriero.
- Scusi, ma era semplicemente un’interpretazione. Però lo spirito di Francesco mi è entrato dentro e non mi ha più abbandonato.
- Potrebbe essere più preciso? Da quando l’ho interpretato ho seguito il suo pensiero e il suo spirito.
- Più precisamente? Carità e fratellanza.
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