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Non è don Matteo, però...
Interviste · SocietàSc 736

Non è don Matteo, però...

di Claudio Pollastri

giugno 2022

Raoul Bova ha preso il posto di Terence Hill nella fiction di Rai 1 Don Matteo 13 interpretando don Massimo, il nuovo parroco di Santa Eufemia a Spoleto. Smentendo lo scetticismo iniziale, l’audience ha premiato la scelta coraggiosa degli autori facendo lievitare uno share già altissimo. Abbiamo chiesto all’attore il segreto di questo successo che sfiora l’evento mediatico a un amen dal miracolo televisivo.
  • Scusi Bova, ma lei dopo una sola puntata nella veste, anzi nel clergyman, di don Massimo ha già conquistato gli orfani televisivi di Terence Hill. Ah sì?
  • Come ha fatto? Non ho pensato agli ascolti.
  • Però è stato premiato. Non ci speravo.
  • Non pecchi di modestia, don Massimo. Non è una gara.
  • Comunque, l’ha vinta, superando l’audience già altissima delle edizioni precedenti. Terence resta un mito.
  • Come ha vissuto il passaggio di testimone? Con grande emozione.
  • Ma che fine ha fatto don Matteo? Lo spiegherà don Massimo.
  • Perché? In qualche modo c’entra anche lui.
  • Come? Lo vedrete.
  • Che rapporto c’è tra i due don? Si vogliono molto bene.
  • Sul set? Dentro e fuori.
  • Come è stato accolto dall’affiatatissima famiglia di Don Matteo? A braccia aperte.
  • Più esplicito, don? Con tanto affetto.
  • Con spirito cristiano? Con solidarietà professionale.
  • Che cos’ha di particolare questo set che sta assieme da 22 anni? Grande rispetto per il lavoro. Di tutti.
  • È impegnativo?
  • Quante ore di lavoro? Dodici per 9/12 mesi.
  • Sveglia? Alle 5,30.
  • L’orario giusto per la Prima Messa. Come un vero prete.
  • Perché l’ha accettato? Mi è subito piaciuta la parte.
  • Fare il parroco? Avere un ruolo aggregante nella nostra società.
  • In particolare? Stare vicino alla gente, ai giovani. Ascoltarli.
  • .. e poi? Offrire una figura cui appoggiarsi.
  • Un ruolo-guida? I giovani si sentono persi.
  • Più apostolato e meno indagini per il nuovo don? Siamo due preti diversi.
  • In che cosa? Nel rapporto con la fede e con sé stessi.
  • Cioè? Don Matteo aveva trovato molte risposte.
  • Dove? Nel suo lungo percorso spirituale.
  • Invece il suo don Massimo? È all’inizio. Ha tante domande senza risposte.
  • Per esempio? Imparare a perdonare.
  • Ci riuscirà? Con profonde difficoltà.
  • E? Un duro confronto.
  • Altre differenze? Di don Matteo non si conosceva il passato, di don Massimo sì.
  • Qual è? Verrà svelato di puntata in puntata.
  • Non potrebbe anticiparcelo? È un segreto.
  • Il famoso segreto confessionale? Da set. Che è più vincolante.
  • Altra differenza? Il mezzo di locomozione.
  • Don Matteo usava una vecchia bicicletta. Don Massimo una moto assemblata con pezzi recuperati.
  • Le ha dato qualche consiglio Terence Hill? Mi ha detto di essere me stesso. Semplicemente.
  • Vi è riuscito? Direi di sì.
  • Che tipo è Terence Hill? Una persona molto buona. Generosa.
  • Un esempio da seguire? Sul set. E nella vita.
  • Che cosa significa essere sé stessi nell’interpretare un ruolo? Ho cercato la spiritualità che io stesso cercherei in un prete.
  • L’ha trovata? Ho trovato un prete molto umano.
  • Che cosa significa? Uno che come me ha ancora mille dubbi.
  • Scusi, ma un prete non dovrebbe essere una guida, come ha detto poc’anzi? Senza far calare la verità dall’alto.
  • La verità per un prete dovrebbe arrivare dall’Alto. È il modo in cui la racconta ai fedeli.
  • Conta la forma? È importante presentarsi come una persona normale alla ricerca della capacità di perdonare senza giudicare.
  • La sostanza resta intatta? Sono un attore che interpreta un prete. Limitiamoci al copione.
  • Secondo il copione, non viene accolto bene dai fedeli della sua nuova parrocchia. Difficilissimo prendere il posto di don Matteo.
  • A chi si rivolge? Al vescovo, interpretato da Giancarlo Magalli.
  • Un vescovo che si fa “i fatti vostri”? Bravissimo e simpaticissimo.
  • Risposta canonica. Profondamente.
  • Risposta come Bova o come don Massimo? Don Massimo è ancora molto ribelle dentro.
  • Prima del clergyman di don Massimo aveva indossato il saio di un altro ribelle per amore, Francesco, nell’omonima miniserie di Canale 5. Un ruolo arrivato al momento giusto.
  • Professionale?
  • In che senso? In quel momento avevo molti dubbi sulla fede. Su Dio. E sugli uomini.
  • E poi? È arrivato Francesco, un anarchico dell’amore che si è battuto come un guerriero.
  • Scusi, ma era semplicemente un’interpretazione. Però lo spirito di Francesco mi è entrato dentro e non mi ha più abbandonato.
  • Potrebbe essere più preciso? Da quando l’ho interpretato ho seguito il suo pensiero e il suo spirito.
  • Più precisamente? Carità e fratellanza.
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