Nasce il Tribunale Europeo dei brevetti. Verso la regolamentazione dell’innovazione tecnologica
di Cesare Galli
ottobre 2023
Il 1° giugno è stata un’altra giornata storica dell’integrazione europea: non certo importante come quella della firma dei Trattati di Roma, ma comunque significativa, perché riguarda una componente fondamentale del futuro di tutti noi, e cioè l’innovazione tecnologica. Quel giorno sono diventati infatti operativi il Brevetto Europeo a effetti unitari – per ora efficace in 17 degli Stati dell’Unione, ma in prospettiva destinato a estendersi a tutti – e il Tribunale Unificato europeo dei Brevetti: un Giudice sovrannazionale, comune agli ordinamenti dei Paesi aderenti e formato sempre da panel di giudici di più Paesi.
È grazie ai brevetti, e all’incentivo alla ricerca che essi rappresentano, che i vaccini contro il Covid sono stati realizzati e sono divenuti disponibili in meno di un anno e che sempre più innovazioni vengono realizzate anche nel campo della sostenibilità ambientale: la tutela della proprietà intellettuale si traduce infatti in uno strumento che consente al mercato, e nello specifico agli imprenditori, di gestire le risorse disponibili e le esternalità (positive e negative) della loro azione economica in maniera efficiente e secondo un’impostazione pro-concorrenziale, consentendo così di dare risposte rapide e concrete anche all’esigenza di perseguire l’obiettivo della sostenibilità dello sviluppo.
Una vicenda lunga 50 anni
È dagli anni Settanta del secolo scorso che si lavora alla costruzione di un Brevetto Unitario per l’intero territorio dell’Unione Europea (l’attuale Brevetto Europeo è infatti solo un fascio di brevetti nazionali, concesso unitariamente ma poi “nazionalizzato” in ciascuno Stato a cui il titolare voglia estenderlo, previa traduzione nella lingua locale, e anche le cause relative a essi si devono svolgere separatamente per ogni Stato coperto dal brevetto) e di una Corte Europea dei brevetti (la Unified Patent Court o Tribunale Unificato dei Brevetti), che assicuri unità e coerenza nella protezione di essi. I vantaggi dell’unificazione saranno tanto più forti per le piccole e medie imprese, che soffrono in modo proporzionalmente maggiore dei costi della brevettazione e della difesa giudiziaria contro la contraffazione: basti pensare che il solo costo delle traduzioni dei brevetti concessi nelle lingue nazionali, che il sistema del Brevetto Unitario consentirebbe di evitare, è stimato in 270 milioni di Euro l’anno, di cui si calcola che il 20% sia sostenuto dalle imprese italiane, le quali da questo risparmio di spesa libererebbero preziose risorse da destinare all’innovazione, che nel nostro Paese continua a essere insufficiente. E a questo costo si deve aggiungere quello della difesa giudiziaria dei brevetti, che, come si diceva, fino a oggi in Europa andava sempre gestita Stato per Stato, moltiplicando le cause e il rischio di giudicati contrastanti.
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