Napoleone sul grande schermo. Storia del kolossal mancato di Stanley Kubrick
dicembre 2022
Carlo Miccichè (dirigente televisivo) esordisce con il suo primo libro Essere Napoleone. Un viaggio sorprendente tra gli scrittori e i registi che, da Tolstoj a Virzì, hanno cercato di narrare la figura dell’imperatore, indagandone ragioni e torti. Il percorso di Napoleone, però, non è ancora finito, ma si proietta al futuro, nel metaverso. Si anticipa una parte del capitolo «Il dossier K.», interamente dedicato a Stanley Kubrick e al suo Napoleon.
Stanley Kubrick (1928-1999) non si discute. Si ama. Incarna il dogma cinefilo della seconda metà del Novecento, la cui sacralità artistica continua a irradiare il XXI secolo.
Tornare a occuparsene oggi comporta tuttavia una premessa. Il motore di ricerca di Google in Italia, digitando il solo termine Stanley, incolonna dapprima un sito di scommesse on-line, poi una grossa azienda di attrezzature, quindi l’attore statunitense Stanley Tucci (1960) e a seguire, giù dal podio, il nostro Kubrick.
Sapete che non c’è un signor Google a decidere ma un arcano algoritmo che alla parola Stanley orienta il navigatore in Rete da subito verso un casinò, poi su una gamma di utensili e quindi, aggancia il cinema con un attore ancora in vita, Tucci – in data odierna – il cui ultimo film risale al 2021.
Adesso mi rivolgo in particolare a voi, lettori nativi digitali e sono sicuro che gli estimatori, o i fedeli, mi perdoneranno questo veloce “a parte” goldoniano rivolto ai più giovani.
Non sentitevi in colpa se non conoscete Stanley Kubrick o lo avete appena sentito nominare e ne andate cercando tracce in Rete: una volta interpellata, la Rete vi sommerge di informazioni. Se poi le nozioni e i copia-incolla di internet non vi dovessero bastare, cioè siete coscienziosi e avete già maturato un metodo oppure avete la scimmia del Cinema che vi urla sulla schiena, troverete decine di libri dedicati.
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