Mensile di studi e attualità · dal 1957
Arti visive · Arti e spettacolo
di Michele Dolz
Numero 727 · settembre 2021

Due mostre in corso ripropongono il tema della morte e risurrezione della pittura. Un processo, questo, che sarebbe avvenuto diverse volte da quando a metà Ottocento la fotografia mise in crisi il senso della raffigurazione. In realtà, e benché ne sia stato fatto varie volte il funerale, la pittura non è mai morta. Si è dovuta riorientare, a volte mimetizzare, ha scoperto in sé stessa inesplorate possibilità, ma è sempre stata viva e vegeta. Perché? Perché dalle grotte preistoriche fino alle più complesse commistioni mediali del nostro tempo, il gesto del disegnare e del colorare è un’azione umana primaria, come correre, gridare, parlare, comunicare. In parole di uno degli artisti coinvolti in questa storia, Gino De Dominicis, «il disegno, la pittura, la scultura non sono forme di espressione tradizionali, ma originarie. Quindi anche del futuro».
Tornando alle due mostre, la sede veneziana della Fondazione Prada propone Stop Painting a cura di Peter Fischli, noto artista svizzero qui in veste di ideatore e curatore. Esposizione singolare, perché deve mostrare quel che si è prodotto, proprio in pittura, quando si è cercato di negare la pittura. Una mostra «in negativo», con il limite dello scarso interesse estetico delle opere per quanto importante sia l’interesse documentario. Ma la riflessione di Fischli è illuminante.
L’altra mostra, curata da Luca Massimo Barbero alle Gallerie d’Italia di Milano, focalizza uno dei momenti di rinascita della pittura: gli anni Ottanta in Italia. Anche qui lo sguardo è documentario e consente di notare lo sforzo di questi artisti nel recuperare un gusto e un mestiere che nel concettualismo precedente sembrava perduto.
Studi cattolici · n. 727 · settembre 2021
Edizioni Ares · Milano
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