L’uomo di nuovo al centro del dibattito. Alla luce della Dottrina sociale della Chiesa
di Giovanni Scanagatta e Felice Lopresto
maggio 2022
È noto il difficile dialogo che intercorre tra economisti e cultori della Dottrina sociale della Chiesa. Gli economisti conoscono poco il pensiero sociale della Chiesa, mentre gli studiosi della Dottrina sociale della Chiesa assai di rado sono economisti. È interessante mettere subito a confronto i due pensieri partendo dal valore fondamentale della Dottrina sociale della Chiesa: il bene comune.
Il bene comune è bene di tutti e tutti devono beneficiarne. Nella Dottrina sociale della Chiesa il valore della persona è sacro. Esso si realizza con il concorso di due grandi valori del pensiero sociale della Chiesa: la sussidiarietà e la solidarietà. Questi due valori devono essere coniugati assieme per conseguire il bene comune. Infatti, la sussidiarietà senza la solidarietà produce egoismo e disinteresse per l’altro, mentre la solidarietà senza la sussidiarietà genera appiattimento, distruzione della creatività e dell’iniziativa della persona e della collettività.
Ai princìpi di sussidiarietà risponde la produzione di ricchezza, mentre ai princìpi di solidarietà risponde la distribuzione di ricchezza. Tra creazione e distribuzione della ricchezza deve sussistere un equilibrio per assicurare uno sviluppo sostenibile. Lo sviluppo dev’essere pensato come un processo che utilizza le risorse per ridurre le disuguaglianze.
La Costituzione italiana sancisce il dovere della solidarietà economica, sociale e politica. Tutti i nostri padri costituenti hanno voluto dare questi fondamenti valoriali al nostro Paese, che derivano appunto dal pensiero sociale della Chiesa. Quindi, dobbiamo riscoprire il legame tra etica ed economia, in una visione di tipo antropologico, facendo tesoro dei grandi valori che derivano da questo patrimonio del pensiero cristiano.
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