Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Copertina del numero di Studi cattolici
Osservatorio · Il mondoSc 765

L’Unione europea alle prese con sé stessa

di Giuseppe Sangiorgi

novembre 2024

Di ogni nuova legislatura europea si dice sempre che sarà quella decisiva. Stavolta, guardando l’insieme delle scadenze in agenda l’affermazione appare più verosimile del passato, a iniziare da quale séguito Parlamento, Commissione e Consiglio dei ministri daranno ai due rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi sul mercato interno e sulla competizione esterna.

Entrambi i rapporti richiedono una forte identità sovranazionale dell’Europa, ma occorre fare i conti con l’influenza di segno avverso dei recenti risultati elettorali di Paesi come Francia, Germania e Austria. Altro test continua a essere quello delle migrazioni, con lo scontro fra le due opposte opzioni politiche del contenimento e dell’integrazione. Sul piano esterno c’è inoltre il risultato delle elezioni americane del 5 novembre, l’incidenza che avrà anche sui conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, mentre a otto anni di distanza si misurano ancora, nei rapporti con il Regno Unito, le problematiche conseguenze causate dalla Brexit. Un’Unione europea, dunque, più che mai alle prese con sé stessa, per come reagirà alle sfide che ha di fronte.

Sono innumerevoli i “test Monnet” di compatibilità (vedi G. Sangiorgi, Il test Monnet in “Studi Cattolici”, n. 756, febbraio 2024) con i quali misurare lo sviluppo dell’integrazione europea sulla base dei tre parametri della coerenza economica, istituzionale e politica delle prossime scelte da compiere. Resta più che attuale la profezia di Jean Monnet secondo la quale «l’Europa sarà forgiata nelle crisi, e risulterà dalla somma delle soluzioni adottate per queste crisi».

L’Unione ha dato buona prova per come ha affrontato in modo solidale gli effetti dell’epidemia del Covid, attraverso il programma Next Generation EU. Il nuovo approccio di politica economica che si è avuto come risposta all’emergenza sanitaria segnerà adesso un più generale cambio di paradigma nell’integrazione europea, o rimarrà un fatto positivo, ma isolato?

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