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Carlo Dragoni, L’ultima imperatrice della Cina
Carlo Dragoni, L’ultima imperatrice della Cina

L’ultima imperatrice della Cina di Carlo Dragoni

di Francesco Pianese

novembre 2022

La forza del regno

Carlo Dragoni, L’ultima imperatrice della Cina, Iduna, Cinisello Balsamo 2021, pp. 204, euro 25.

La civiltà cinese, che oggi osserviamo nella sua variante comunista, è erede di una tradizione millenaria che negli ultimi duecento anni ha vissuto grandi sconvolgimenti. Carlo Dragoni presenta in questa biografia, che a tratti sembra quasi una cronaca storica, la figura di Tzu Hsi, l’ultima imperatrice della Cina, che ha governato dal 1862 al 1912. Pregio del libro è presentare un quadro complessivo delle tradizioni e dei costumi cinesi che, oltre a essere sempre ricordati all’interno della narrazione, è possibile approfondire con le due appendici a fine libro.

La figura di Tzu Hsi, poco nota a noi occidentali, è affascinante. Lan Kuei, Orchidea, nasce nel 1835in una famiglia nobile, ma non di alto rango, ed è scelta dall’imperatore Hsien Feng come concubina. Ma dopo aver dato alla luce il primo figlio maschio all’Imperatore e a seguito della morte del sovrano nel 1861, ottiene per la prima volta la reggenza, come tutrice del bimbo. Grazie a intrighi di palazzo orditi con l’aiuto di vari cortigiani e collaboratori, riuscirà a mantenere il potere fino alla morte. Questi cinquant’anni di regno, però, vanno a coincidere con gli ultimi del celeste impero, il quale entra in contatto con il mondo occidentale e, a causa di rivolte e guerre perdute, con la morte dell’imperatrice, diventerà una repubblica.

In particolare, il vecchio Buddha, soprannome che Tzu Hsi ottenne nell’ultima parte della sua vita data la grande saggezza e l’abilità nel prendere decisioni, dovette gestire la rivolta dei Taiping (1851- 1864) e quella dei Boxer (1899). La prima fu la guerra più sanguinosa del XIX secolo: tale Hong Xiuquan si era proclamato fratello e reincarnazione di Gesù Cristo, mettendosi poi a capo di un esercito e autoproclamatosi re del Regno della Grande Pace, condusse le sue armate contro l’impero stabilito il quale grazie anche all’aiuto delle potenze occidentali, riuscì a sedare la rivolta nel sangue, con milioni di morti. La rivolta dei Boxer fu una rivolta contro l’influenza colonialista straniera che degenerò in una sanguinosa guerra civile fra moderati e ultraconservatori, fra occidentali e nazionalisti, durante la quale il Vecchio Buddha riuscì a mantenersi in una posizione di mezzo, senza scontentare nessuna delle due fazioni, ma dovendosi piegare alla fine all’Occidente che non perdonò il suo appoggio ai rivoltosi.

Oltre ciò l’imperatrice resistette a tre colpi di stato, che furono sventati, ma che mostrano quanto poco unito fosse il paese sotto di lei e quanto gli eunuchi, ovvero i cortigiani, avessero rilevanza nelle decisioni e nel governo della Cina. Tzu Hsi morì con l’eleganza che sempre la contraddistinse, ormai anziana e spossata: probabilmente il colpo di grazia fu la morte dell’ultimo nipote, il giorno seguente, dopo aver presieduto alla consueta riunione mattutina, ella si sentì venire meno e si fece portare a letto dove morì serena.

Con il vecchio Buddha finì anche la dinastia Manciù-Qing, che aveva governato per quasi tre secoli, e si concluse la storia del celeste impero. La causa principale furono le frazioni con gli occidentali e l’inizio di un mondo a cui Tzu Hsi e la Cina rurale e imperiale non erano preparate: ciò che emerge dal libro, che va ben oltre la piatta narrazione dei fatti, è il carattere forte di una donna che si è saputa mantenere fedele alle tradizioni del suo paese e del suo popolo, ostile ai cambiamenti, pagando, alla fine, il caro prezzo che questa fedeltà comportava.