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Lobby e logge (parte II)
Saggistica · LettereSc 734

Lobby e logge (parte II)

di Nicola Guiso

aprile 2022

Lobby e logge (Rizzoli, Milano 2022, pp. 250, euro 19) è il secondo volume che Alessandro Sallusti (direttore de Il Giornale) e Luca Palamara (dal 2008 al 2018 ai vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati e nel Consiglio superiore della Magistratura, espulso dall’ordine e oggetto di altri provvedimenti disciplinari, da lui contrastati in tutte le possibili sedi) dedicano alla sconvolgente situazione della Magistratura.

Nessuno ha smentito Palamara

L’attendibilità delle cose da loro dette anche in questo secondo volume è evidenziata dal fatto che il primo, Il Sistema (da noi recensito nel n. 721 di marzo 2021), abbia venduto oltre 300mila copie, e che nessuno dei fatti e dei protagonisti citati sia stato oggetto di serie contestazioni da parte dei tanti capi, ufficiali, graduati e soldati in esso citati, e per la rete, davvero imponente, di connessioni tra i fatti e i loro autori. Tanto da formare una sorta di ragnatela della quale sono protagonisti, oltre che magistrati, imprenditori, faccendieri di vario genere, giornalisti, funzionari statali e delle forze dell’ordine e dei Servizi segreti. Persone che, come afferma Sallusti, «usano la Magistratura e l’informazione per regolare conti, consumare vendette, puntare su obiettivi altrimenti irraggiungibili, fare affari e stabilire nomine propedeutiche ad altre e ancora maggiori utilità. Per cambiare di fatto il corso culturale delle cose». Per Sallusti, inoltre, quella che con Palamara racconta è certamente «una storia intricata». E Palamara precisa: «Allo stato delle cose non è la cosa in sé a essere grave, ma il fatto che chi ne era a conoscenza non ha voluto dipanarne i nodi». E l’impegno, a mio giudizio, è riuscito a lui e a Sallusti nei due volumi che hanno pubblicato.

Anche in questo secondo, infatti, assumono valore particolare le decisioni dei comportamenti delle logge che inquinano la Giustizia. E, come dice Palamara, «soprattutto di chi e perché non ha voluto fare luce sulle tante anomalie denunciate durante la nostra precedente chiacchierata». In sintesi estrema, pertanto, diremo che pure nel libro di cui trattiamo vengono richiamati fatti e attori di vicende di eccezionale portata giuridica, politica e finanziaria. Al centro vi è una Loggia segreta denominata Ungheria, specializzata nel pilotare nomine importanti del sistema giudiziario e condizionare l’esito di importanti processi, uno su tutti, quello all’Eni. Veniamo ai protagonisti, dei quali, per ragioni di spazio, ne citeremo solo alcuni tra i più importanti. Il faccendiere Piero Amara, ex avvocato esterno di Eni; i pubblici ministeri Laura Pedio e Paolo Storari; Gianni Tinebra, ex procuratore di Caltanisetta e poi capo del Dap (Dipartimento che gestisce le carceri). Pezzi grossi della Magistratura: Cosimo Ferri, oggi deputato della renziana Italia Viva; Sebastiano Ardita (cofondatore con Piercamillo Davigo della corrente grillina «Autonomia e Indipendenza», e già protagonista negli anni ’90 delle vicende legate a Tangentopoli); Maria Galoppi (oggi assistente della Presidente del Senato, ex membro laico del Csm); l’ex Ministro della Giustizia Paola Severino; Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria e dell’Eni. E poi generali della Finanza e dei Carabinieri, e nomi che sempre ritornano in queste vicende, come quelli di Denis Verdini, Luigi Bisignani e Giuseppe Conte, già nel mucchio prima di diventare Presidente del Consiglio. Come in tante storie in nero di tutto il mondo, credo che i fatti e i giudizi su non pochi di essi esposti da Sallusti e Palamara diano un senso concreto del livello civile e morale dei loro modi di operare. Il testo del dialogo che riporto non è breve, ma credo che sia una sintesi efficace dei contenuti essenziali del libro.

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