Il governo cade? Non cade? Interrogativi a ritmo regolare, incalzante o un po’ languido. Gli ultimi motivi di una possibile quanto improbabile caduta sono stati la delega fiscale, la giustizia e l’aumento della spesa militare (e di sicurezza). Altre trappole sono in maturazione nell’inesauribile bananiera dei Cinquestelle a guida, ça va sans dire, di Giuseppe Conte. Come se il catastrofico conflitto imposto da Vladimir Putin all’Ucraina non comandasse l’interruzione di manovrine, parapiglie, zuffe. Come se l’emergenza «inflazione senza crescita» non aggravasse le sofferenze di tante famiglie disagiate. La cagnara nella maggioranza parlamentare, con rimpianti acidi per Palazzo Chigi, sembra il ricostituente scelto dal grillismo di stagione per conservare un gruzzolo dignitoso di consensi, a ristoro di un inconcludente potere. Menomale che la determinazione caratterizza la premiership di Mario Draghi. Il caducismo, ennesimo ismo, non deve azzoppare l’Italia in una cruciale traversata geo-politica, che minaccia di non essere breve. Preoccupano già alcune sciagurate «cadute di tensione» (oh, guarda guarda, in linea con l’onerosa crisi energetica). Pur calando l’adesione personale, Conte sembra illudersi che bizze assortite e cambi di look blocchino il declino pentastellato, col celere recupero del primigenio non-so-che e l’acquisizione di voti alla sinistra del Pd, compresi i «professionisti del no». Intento che mina il cosiddetto «campo largo progressista». Le prossime elezioni amministrative in 982 comuni daranno serie indicazioni sul clima politico, ben maggiori di farciti sondaggi. Occhi attenti alle percentuali dell’astensione.
◙ «Putin Putin...». L’interlocutore telefonico è un po’ sordo, lo spelling fallisce, allora imperversano i paragoni. «P come peste, U come usurpatore, T come tiranno, I come imperialista, N come Norimberga. Compresooo?». «Sììì, Putin... Però è meglio T come tramonto».
Disumanità. Gli esponenti del Cremlino accusano gli ucraini d’ingigantire le infamie dell’invasione. La propaganda di guerra, si sa, è nata prima dei carrarmati T-72. Per inorridire basta e avanza una minuscola quota dei crimini denunciati. Molto, molto meno di metà della metà.
«Dobbiamo cercare assolutamente, disperatamente la pace». Eccellenti i due avverbi consecutivi di Mario Draghi. Dato un terzo? Sagacemente.
Pregiata cornice d’argento per Beppe Severgnini: «Sono i giorni delle analogie sbagliate, degli accostamenti approssimativi, dei paragoni pericolosi, dei sillogismi avventurosi». Auguri di virtuose autocritiche a tutti.
Anche Mario Vargas Llosa, scrittore premio Nobel, ipotizza una risolutiva congiura degli oligarchi russi. Mai dire mai. Tuttavia il giudizio sull’entourage putiniano appare unanime: servitori e pappagalli, ladri e zombie.
Roma Nord, benzinaio politologo: «Conosco tanti simpatizzanti del leader moscovita. Ce ne fosse uno che ammetta la vera calamita. Secondo me, la principale attrattiva sta qui: considerano Putin il gran maresciallo dell’armata anti-Usa. O addirittura l’erede principale dei Soviet».
Pur amarissima, l’ironia scorre. Faticosamente. Gli accenni a una difesa comune europea sono provocanti. Al missile russo Kinzal, dieci volte supersonico, l’Ue «erbivora» replicherà con lanci dei celeberrimi cetrioli coltivati a Bruxelles?
L’enciclopedia Treccani ha offerto un estratto sulla parola «Pace» in un’intera pagina del maxi-quotidiano. Viva attesa per il tris con le voci «Libertà» e «Democrazia».
Alle tiritere in sostanziale, vano e tragico avallo all’aggressione russa, il macchestaiadì sciorinato velocemente è più efficace di un «piantala subito», eccetera.
◙ Giornalaia-libraia di mezza età, commesso parlamentare, ex compagno di scuola e insegnante. Che cosa accomuna i tre personaggi? In meno di ventiquattr’ore, in luoghi differenti, sono stati colti a bofonchiare «Mala tempora currunt», epidemica frasefatta latina d’autore ignoto, vessillo di variegati pessimismi. La signora era inquieta per aver venduto poche opere di (e su) Pier Paolo Pasolini, nonostante il battage del centenario. Il giovanotto scuoteva la testa mentre sfilava dal tergicristallo dell’auto, in evidente intralcio al traffico, una meritata contravvenzione. Il professore protestava per l’accresciuto costo del carrello settimanale al supermercato. Currunt... Alleniamoci per il sorpasso laddove i mala tempora, quelli ostinati e durissimi sono veramente in pista.






