Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
Giovanni di Paolo, Dante e Cacciaguida, miniatura del XV secolo.
Giovanni di Paolo, Dante e Cacciaguida, miniatura del XV secolo.
Musica · Arti e spettacoloSc 735

Lo spartito, misura del tempo & della storia

di Chiara Bertoglio

maggio 2022

La musica è arte del tempo. Non solo si svolge in esso, ma anche lo articola e ne crea una «sintassi». Proponendo «eventi sonori» (le note) collocati nel tempo in una forma intelligibile alla mente e alla sensibilità umana, essa suggerisce l’idea di una narratività della storia, di una sua provvidenzialità, e abitua l’ascoltatore a considerare il dispiegarsi degli eventi nella Storia e nella sua personale storia come facenti parte appunto di una «storia», potenzialmente di una storia della Salvezza.

Gli spartiti musicali, in cui la musica è preservata sotto forma di notazione, trasformano un’arte uditiva e temporale in un fenomeno visuale e, in certa misura, «atemporale». Certamente, lo spartito può essere letto «nel tempo», e anche in un tempo misurato, per esempio nel caso di un musicista che utilizzi lo spartito per leggere la musica che sta suonando. Tuttavia, la temporalità dello spartito di solito è molto più flessibile. Lo stesso musicista è abituato a gettare l’occhio in avanti per prepararsi a ciò che dovrà eseguire, o a tornare indietro nel caso di un ritornello; ma lo spartito si può anche leggere senza strumento, e i musicisti normalmente sanno reperire «a colpo d’occhio» un determinato passaggio di un brano che conoscono, identificandolo in modo pressoché istantaneo.

L’Eterno Presente

Perciò, se la musica può essere considerata un’analogia della storia (e della Storia), nonché una «scrittura del tempo», lo spartito musicale può diventare un’analogia, in termini creaturali, dell’Eterno Presente. Con il termine «Eterno Presente» la teologia cristiana e la filosofia di autori come – per citarne due – Boezio e Bergson hanno identificato il modo di essere di Dio nei confronti del Tempo. Dio è eterno e trascende il Tempo; e tuttavia è in grado di interagire con esso, che è sua creatura, e lo fa eminentemente nella sua azione creativa, nella storia della Salvezza, nella Provvidenza e nell’Incarnazione. L’eternità di Dio non è, quindi, un susseguirsi infinito di istanti, bensì la compresenza dell’interezza della storia e del tempo in un unico «presente».

Il seguito è riservato agli abbonati

Studi cattolici per intero: 11 numeri l’anno, l’archivio online e il 20% su tutti i libri Ares. Abbonamento da 80 € l’anno, 29 € sotto i 26 anni.

Questo articolo prosegue nel fascicolo. Con l’abbonamento si legge per intero, insieme a tutti gli altri di Studi cattolici.