«È finita qui, non andremo al mondiale. Ci va la Svezia. È finita, è davvero finita gentili ascoltatori. Ricostruiremo su queste macerie. E cercheremo di ricostruire qualcosa di veramente importante». Sono le parole del radiocronista Francesco Repice al termine di Italia – Svezia 0 a 0 del 13 novembre 2017, pareggio che sancisce la mancata qualificazione della Nazionale italiana ai successivi mondiali di Russia del 2018. Non accadeva dal 1958 (mondiali in Svezia), che gli Azzurri non si qualificassero per la fase finale del torneo.
E mai parole furono più profetiche. Dopo solo tre anni da quella tremenda – sportivamente parlando – e gelida notte di novembre, l’Italia coglie il più dolce dei riscatti andando a trionfare in modo netto nei campionati europei tenutisi dal 11 giugno all’11 luglio scorso con l’inedita denominazione Europeo 2020 (dovevano svolgersi la scorsa estate) e ancora più inedito e astruso formato itinerante, che speriamo di non vedere più (e non solo a causa dei problemi legati al Covid: stadi strapieni, come a Budapest, e altri semivuoti come l’Olimpico, squadre che giocano i gironi a Roma e a Baku, ben 3 mila km in linea retta e svariati fusorari e altre, come l’Inghilterra che giocano 6 partire su 7 a Wembley, finale inclusa). Gli Azzurri hanno regolato in finale proprio l’Inghilterra, strafavorita soprattutto a causa del calendario tutto casalingo e della spinta (in particolare in finale) di 60mila tifosi britannici.
L’Italia ha dato prova di essere una squadra solida in difesa (3 gol subìti) e compatta nel suo collettivo. Non a caso, più volte, il concetto espresso dai giocatori, così come dal mister Roberto Mancini è stato quello del «siamo ventisei titolari». Infatti se la spina dorsale della squadra è rimasta più o meno la stessa, con Donnarummma-Bonucci-Chiellini-Jorginho e Insigne, gli interpreti che si sono avvicendati hanno tutti portato il contributo in maniera eccellente. Da Manuel Locatelli a Matteo Pessina, da Francesco Acerbi a Emerson Palmieri, chiamato improvvisamente a sostituire in semifinale e finale Leonardo Spinazzola, vero e proprio mattatore della fascia sinistra per tutto il torneo, prima di subire la rotture del tendine d’Achille nella sfida con il Belgio.
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