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Milo De Angelis, Line intera, linea spezzata
Milo De Angelis, Line intera, linea spezzata

Line intera, linea spezzata di Milo De Angelis

di Arianna Galli

marzo 2021

Grande poesia

Milo De Angelis, Line intera, linea spezzata, Mondadori, Milano 2021, pp. 104, euro 16.

«Mi hanno sempre attratto in modo irresistibile gli scrittori del Contrasto, forse ho amato solo quelli: Empedocle, Lucrezio, Tasso, Leopardi, Pavese, autori che non si limitano a rappresentare un ossimoro (termine troppo tecnico per i miei gusti), ma che vivono, con sè stessi e il mondo, uno scontro frontale, sanguinoso, assetato di vita». Questo dichiara in un’intervista Milo De Angelis, uno dei più grandi poeti viventi della nostra epoca e autore di questa nuova strepitosa raccolta poetica, Linea intera, linea spezzata.

Parole chiave della sua poetica sono solitudine, perdizione, smarrimento addio, oscurità, dolore. Sono infatti la drammaticità dell’esistenza e la sete insaziabile di vita i temi fondamentali della sua produzione, che qui emergono attraverso i dettagli della realtà milanese, che diventano nelle sue composizioni ancore in cui raccogliersi in questo mare in tempesta che è la vita, in cui riscoprirsi come esseri soli e sbriciolati, senza quasi più un’anima, ma che (ed è proprio il ma la particella che nelle sue poesie segna il passaggio tra realtà apparente e realtà profonda, rendendo il senso forte del contrasto che abita le nostre esistenze) allo stesso tempo cercano invano un senso, una via di uscita, la pace. «Tu entri nella galleria degli specchi e sei solo, nessuno ti aspetta all’uscita, /sei solo e guardi fuori la forza degli ippocastani, / […] disegni sul vetro l’antica vicenda di corpi affondati/nelle acque dell’Idroscalo, l’amore che smarrisce/la sua strada la notte che ti scruta e ti attende». «Sali sul tram numero quattordici e sei destinato a scendere/ in un tempo che hai misurato mille volte/ ma che non conosci veramente, / […] tutto è come sempre/ ma non è di questa terra e con il palmo della mano/ pulisci il vetro dal vapore, scruti gli spettri che corrono sulle rotaie…».

«Getti qualche briciola/ ai pesci, ma il cibo è attraversato dalla morte/ nemmeno l’ignoto dà notizie di sè stesso: non è parola/ né silenzio, ma un fraseggio di suoni indistinti». Linea intera, linea spezzata. È un’espressione presente nell’I Ching, antichissimo libro sapienziale cinese (frequente è infatti l’influenza della cultura orientale nella produzione poetica di De Angelis), che come dichiara lo stesso autore: «colpisce per quel modo semplicissimo e lampante di definire la vita umana: una linea, una pura linea che prosegue fino all’attimo in cui si spezza e interrompe il suo cammino». Nella Milano contemporanea, nei suoi minimi particolari quotidiani, De Angelis svela anime spezzate, che vivono e non vivono camminando su un filo sottile, sottilissimo di speranza, fino,a morire, fino a decidere di togliersi la vita. Sono suicidi gli uomini che dipinge uno dopo l’altro, come su una passerella, nell’ultima sezione della raccolta.

«Sei stato una sola parola/ troncata al culmine della primavera, / ti sei perso, esule impietrito, / tra i gessetti dell’ultima aula a sinistra/ mentre fuori le ragazze passavano/ con un allegro pompon/ tu eri sgomento di ogni cosa».

«Ma proprio tu ora cerchi/i corpi concretissimi sparsi nelle strade/ di questa terra, li cerchi disperatamente/ e ora tornano tutti qui, bussano alla quiete mortale di questo albergo dove brillano quaranta pastiglie…». Così Milo De Angelis in queste poesie mozzafiato, fatte di suoni ruvidi inframmezzati da meravigliosi silenzi, descrive l’umanità «nel dedalo/ delle piccole convulsioni» di una quotidianità opaca, inquieta, dipingendo anime spezzate in una Milano viva e rumorosa e allo stesso tempo inesorabilmente desolata e muta.