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L'inatteso che si ripropone ogni anno
Spiritualità · Fede e ChiesaSc 730

L'inatteso che si ripropone ogni anno

di Carlo De Marchi

dicembre 2021

Don Carlo De Marchi ci invita a prepararci bene al Natale, questa speciale festa di compleanno alla quale siamo invitati a partecipare. Per farlo, dobbiamo metterci in cammino verso Betlemme con sguardo aperto… e lasciarci guidare nella riscoperta del Natale per gli uni, e nello svelamento di quella che risulterà un’autentica sorpresa per i molti che, oggigiorno, non hanno ancora conosciuto Gesù. Questa meditazione è tratta dal volume «Fammi innamorare della mia vita», di prossima uscita per le Edizioni Ares. La foto accanto riproduce il Gesù Bambino con l’Agnello realizzato di Bernardino Luini (1480 ca.-1532) e custodito nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Chi più, chi meno, ogni anno tutti corriamo il rischio di accorgerci che c’è stato il Natale solo quando dobbiamo disfare l’albero in salotto e le decorazioni e le luci scompaiono dalle vie del centro. Le tante corse e il traffico prenatalizio, la maratona gastronomico-relazionale dei giorni di festa, la complessità logistica che caratterizza il periodo prima, durante e dopo le feste; tutto questo ci lascia spesso la sensazione di esserci persi qualcosa per strada.

E quando, passato il periodo natalizio, ci domandiamo se siamo riusciti a dedicare tempo al Festeggiato (perché il Natale in fondo è una festa di compleanno alla quale siamo invitati a partecipare), probabilmente non riusciamo a rispondere sinceramente di sì. D’altra parte, forse, un po’ ci ribelliamo all’idea di dover per forza provocare nei nostri cuori alcuni bei pensieri, colmi di buoni sentimenti che ci sembrano infantili, perché ci pare che sia una finzione, una specie di maschera sorridente e inautentica che ci viene imposta dal periodo liturgico delle feste comandate.

In viaggio per Betlemme

Ma il Natale non è un momento per fare dei bei pensierini. Il Natale è una scoperta, una sorpresa che non dipende dalle nostre riflessioni personali o da stati d’animo più o meno consapevolmente ricercati. Mentre noi siamo assorbiti nel nostro andirivieni quotidiano e impegnati a fare quello che facciamo sempre, succede qualcosa di inatteso, come a quei pastori che furono i primi testimoni del primo Natale, secondo il racconto del Vangelo di Luca: «C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore» (Lc 2, 9). Come i pastori, dobbiamo riconoscere che questo genere di sorprese come prima reazione, provoca anche a noi un po’ di paura. Siamo incerti su tanti aspetti della nostra vita, magari anche su alcune relazioni fondamentali in famiglia, oppure su qualche modalità di lavoro che riteniamo ormai inevitabile ma che in realtà non ci ha mai convinto del tutto… però ci fa paura fare davvero luce su quello che ci succede. Quindi prima di tutto ci toccherà superare la tentazione di preferire la comodità dello status quo al rischio di affrontare con coraggio la realtà della nostra vita. A volte, dietro a tante corse dovute a tanti impegni di lavoro e di famiglia, c’è una gran paura di riflettere: la contraddittoria comodità di chi corre, di chi fa una cosa dietro l’altra senza soste pur di non fermarsi a pensare perché le fa. «Quando si pattina su ghiaccio sottile, la salvezza sta nella velocità», dice una massima folgorante di Ralph Waldo Emerson.

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