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Copertina del numero di Studi cattolici
Scenari · Il mondoSc 732

L'eredità di Angela Merkel

di Lodovico Festa

febbraio 2022

Con le elezioni federali tedesche del 26 settembre è finita l’èra di Angela Merkel, «regina» dell’Unione europea oltre che di Berlino per 16 anni, durante i quali ha assorbito il programma di Gerard Schroeder con bassi salari e pochi investimenti pubblici, ha puntato su un euro che spiazzasse i concorrenti «mediterranei» e su un’economia trainata da un export che condizionava molto la politica estera. Ha imposto un indirizzo a Bruxelles più orientato alla gestione che alle riforme. Solo due fattori hanno parzialmente (con scelte pragmatiche non inquadrate in una logica di innovazione istituzionale) modificato l’orientamento amministrativistico dell’Unione: così Mario Draghi alla Bce con il suo quantitative easing dopo la crisi del 2011 e così, dopo la pandemia nel 2020, il Recovery fund.

La Kanzlerin ha dominato la scena nazionale e continentale in un’epoca travagliata: tra gli strascichi dell’11 settembre 2001 con le guerre afghane-irachene, la globale minaccia islamistica (con annesso incremento dell’ immigrazione), la crisi finanziaria del 2008, da debito sovrano del 2011, le nuove spinte egemonistiche della Cina (principale mercato di esportazione tedesco), i tentativi neozaristi di Vladimir Putin, le dissennate primavere arabe con gli avvelenati frutti siriani e libici, fino alla pandemia del 2020.

Si può non apprezzare il metodo con cui Merkel ha regnato nella sua lunga stagione, ma le va riconosciuto che ha evitato esiti catastrofici. Lo ha fatto, però, impaludando la situazione invece che affrontandola con una visione.

Riflessi negativi del metodo Merkel

Esaminando lo stato dei partiti politici nell’Unione europea si colgono bene i problemi cresciuti nel periodo 2007-2021: per ingabbiare le forze conservatrici nello schema statico evocato, si è accentuata la separazione tra il conservatorismo moderato e quello più radicale, spesso contrassegnato da un nazionalismo non privo di rischi, ma espressione di orientamenti diffusi nell’Unione.

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