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Le Signore dell'arte
Arti visive · Arti e spettacoloSc 723

Le Signore dell'arte

di Michele Dolz

maggio 2021

Dalla Tintoretta ad «Artemisia Gentileschi»

Forse il nocciolo del problema è quello che ha scritto il Vasari – sembrerebbe un po’ distrattamente – a proposito della scultrice bolognese Properzia de’ Rossi: «Osò mettere le tenere e bianchissime mani fra la ruvidezza dei marmi e l’asprezza del ferro». La donna ideale doveva essere pura e delicata, non sciuparsi in lavori pesanti, restare bella e docile, tutta per il suo uomo. Quanto maschilismo ci sia in questo pare ovvio. Ma alla fine era un maschilismo intellettuale, perché la popolana media, ovvero quasi tutte salvo le ricche aristocratiche, era tutt’altro che tenera e delicata, dovendo lavare a mano, impastare, pulire, curare gli animali, cucinare su fuoco vivo, trasportare giare d’acqua, eccetera. Tutti lavori pesanti che nessuno considerava tali. Si vede la contraddizione, ma di fatto l’accesso ai mestieri ritenuti da uomo non era possibile o almeno non era assolutamente facile. Una donna che ne fosse capace poteva dilettarsi di pittura a casa sua, poteva suonare uno strumento e comporre poesie, tutto ancora meglio se era in convento. Ma introdursi da professionista nel mondo degli artisti… è stato privilegio di ben poche donne straordinarie.

Una mostra al Palazzo Reale di Milano, purtroppo più volte rinviata a causa del Covid, mette a fuoco questo tema. Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ’500 e ’600, a cura di Annamaria Bava, Gioia Mori e Alain Tapié, catalogo Skira. Il merito principale della rassegna è quello documentario, perché tutti conoscono Sofonisba e Artemisia, ma qui si fa un censimento completo delle donne artiste in Italia in quei due secoli fondamentali. E sono tante, più di quel che ci si aspetterebbe. A rischio di diventare compilativo e un po’ noioso, vorrei anch’io pormi sul piano della documentazione affinché coloro che non avranno visitato la mostra né acquistato il catalogo possano disporre almeno dell’ossatura di questo lavoro. Poi si potranno trovare altre informazioni in rete.

Il Cinquecento: secolo d’oro

Doveva essere un bel tipino Properzia de’ Rossi (1490 ca-1530), che difese il suo lavoro di scultrice in San Petronio a Bologna come si era difesa in diversi processi che la videro implicata, per reati minori: come l’aggressione al pittore Vincenzo Miola insieme al pittore Domenico Francia. Morì nell’ospedale di San Giobbe, in cui venivano ricoverati i malati di sifilide, ma la sua opera era già apprezzata da tutti. Anche papa Clemente VII voleva conoscerla in occasione del suo viaggio a Bologna per l’incoronazione di Carlo V. Troppo tardi.

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