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Le origini della cultura russa
Radici · Idee e storiaSc 734

Le origini della cultura russa

di Curzia Ferrari

aprile 2022

Secondo la più antica cronaca russa, nell’uomo slavo scorre sangue scandinavo perché i suoi primi nuclei sono sorti sulla linea commerciale che univa i trafficanti variaghi del lago Làdoga ai residenti sul Mar Nero. Di questa cronaca, che coinvolge prìncipi e guerrieri semileggendari, rimane ben poco, anche se fu assai più importante di quella – meglio conosciuta – che spinse gli scandinavi sulla Via della Volga verso l’Oriente. I variaghi hanno lasciato parecchie tracce nella letteratura russa, specie nella poesia: ricordo, fra tutti, Viktor A. Sosnòra, che dedicò loro un intero canto. E variaga fu la principessa Olga (Helga in scandinavo) che nel 955 regnò sulla città di Kiev, già dal V secolo snodo essenziale per Costantinopoli. Olga fu la nonna di Vladimiro il Grande, e qui ci affidiamo alle fonti greche che ci raccontano questa storia, perché né i variaghi né gli abitanti di quella terra definita Rus’, cioè gli slavi, possedevano una lingua ufficiale. Quello che riusciamo a scoprire è la visione spirituale che il popolo, soprattutto il più elevato, aveva subito impresso alla Rus’ con l’abbattimento degli idoli, di certa origine ellenica, gettati nei vortici del Dnjepr – prima ancora dell’avvento cristiano – per scacciare il Diavolo dalla città.

È noto che i russi, come i macedoni, i bulgari, i serbi, gli ucraini, scrivono con l’alfabeto cirillico, nato da una variante dell’alfabeto bulgaro ed elaborato nel secolo IX sui caratteri greci dai due santi fratelli Cirillo e Metodio di Salonicco a scopo di evangelizzazione. Il cirillico, ripreso e perfezionato dal macedone Clemente di Ocrida, sostituì gli incerti mezzi grafici usati fino ad allora da questi popoli per esprimere le loro lingue parlate e i loro culti: sicché possiamo dire – grosso modo – che il cristianesimo portò agli slavi la scrittura, mentre la scrittura divenne il mezzo di diffusione esemplare della fede cristiana, la quale influenzò l’intero mondo letterario. A parte le traduzioni del Vangelo e dei Padri, le prime opere poetiche giunte fino a noi in cirillico (sia pure quello «ecclesiastico») sono infatti di ispirazione religiosa, ancorché impregnate da elementi di creazione popolare come i sortilegi, le saghe, le fiabe, le profezie, i proverbi – tutto quel bagaglio folkloristico che ritroveremo secolo per secolo nei massimi autori slavi, dalle scuole di Pietroburgo a quelle di Kiev, di Nòvgorod, di Mosca.

«La letteratura di Ragusa»

Nell’anno mille c’erano in Oriente molte Chiese autocefale e molti patriarcati. Il patriarcato di Grecia possedeva già una propria lingua ecclesiastica che cercava di riflettere in sé l’alto dei cieli; ma in Serbia, per esempio, tutto veniva affidato alla tradizione orale. Dobbiamo arrivare al secolo XII per veder nascere quella che comunemente va sotto il nome di «letteratura di Ragusa» (titolare forse un sacerdote, poi chiamato Lukà Zijata, trasmigrato a Nòvgorod dalla Sicilia con i suoi infiammati canti epici): e non è peregrino pensare che proprio a lui attingano gli inni della più intransigente fra le comunità monastiche, quella del Monte Athos – il Monte Santo, polo centrifugo di irradiazione e severa forgia linguistica. Tra le leggende incapsulate, soprattutto dai serbi, in quel magico e perfetto formulario di segni scritti, primeggiano le Vite del re Stefano Lazarevič e di san Sava, dove si affaccia per la prima volta la struttura del canto. Esse prevedevano l’edificazione attraverso l’ascolto di un suono interiore ed esteriore, «tecnica» (se possiamo dire così) mutuata dai greci e che sarebbe stata di molti mistici cristiani, anche cattolici. Ma in Oriente il corpo inabitato da un Dio che parla è la norma di ogni epifania interiore, è la «porta regale» per cui la divinità si offre. Nel mondo ortodosso serbo (e serbo-croato) ne è impregnata tutta la letteratura: non ne sono immuni le canzoni cavalleresche e perfino il pesante realismo che attecchì in questa terra nel 1870 per opera del novelliere Jgnatij Jgnatovič.

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