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Le due “colonnelle”

Le due “colonnelle”

di Dino Basili

maggio 2023

TB, FBB. È il messaggio cifrato che le urne elettorali del Friuli-Venezia Giulia hanno inviato a Palazzo Chigi. «Tutto bene, forse benissimo». Il popolare leghista Massimiliano Fedriga ha riconquistato la presidenza della regione, doppiando in abbondanza il concorrente (64,2 contro 28,5 per cento). Il Pd non ha tratto giovamento dai virulenti comizi della neosegretaria, Elly Schlein. Cinquestelle e l’allora Terzo polo sono quasi spariti. Per Giorgia Meloni, tuttavia, non difettano i problemi di coalizione. Il recupero di Matteo Salvini, rispetto al voto politico del 2022, potrebbe innescare nuove fibrillazioni. Forza Italia è sotto tiro con Silvio Berlusconi in tribuna. Comunque, i meloniani non sono stati granché scossi dalla perdita del primato, soddisfatti per il salto dal 5,5 delle regionali 2018 all’attuale 18,1 per cento. A parole, qui e là, preoccupa la scarsa attenzione per l’elevato astensionismo. Molti ormai lo considerano una piaga (o piega) strutturale della nostra democrazia.

Superata la verifica dei consensi in Lazio, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia, il governo deve rafforzare l’operatività. Sulla riprogettazione del Pnrr, che non significa “Piano nazionale radicalmente rabberciato”, mobilitando maggiori competenze. E sul fenomeno migratorio, in effettiva concordia europea (via le “regole preistoriche”: Sergio Mattarella dixit). In entrambi i gravosi impegni sarebbe disastroso l’export a Bruxelles delle litigiosità interne. Guai a smarrire la positiva considerazione internazionale conquistata da Mario Draghi e confermata dalla Meloni. Nelle diverse agende del centrodestra, ovviamente, fioriscono ad horas maxi e mini riforme. Già decise circa duemila assunzioni per una seria risposta all’emergenza sicurezza. Silenziosi, per favore, calunniatori e gaffeur.

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