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L’arte di non incontrarsi. Kundera & Fellini secondo Stefano Godano

L’arte di non incontrarsi. Kundera & Fellini secondo Stefano Godano

di Rosita Copioli

novembre 2022

Il luogo dove gli artisti si incontrano è l’Altrove. Sterminato e insondabile, passato e futuro contemporaneo, sulla medesima soglia veggente di Rimbaud, vi intrecciano le uniche conversazioni possibili, e l’anima sentinella saluta l’eternità. Perciò, sul piano della cronaca è destinata a fallire la commossa, straordinaria quête all’inseguimento del rapporto tra Fellini e Kundera, che Stefano Godano affronta, con la complicità della moglie Daniela Barbiani, nipote e assistente alla regia di Fellini, in Kundera e Fellini. L’arte di non incontrarsi (Rizzoli, Milano 2022, pp. 200, euro 19,90). Ma trionfa su quello della realtà. Accompagnato dall’intelligenza del cuore di Vincenzo Mollica, che ne cura la prefazione, e dai disegni di Fellini e di Kundera, percorre con una devozione totale, con una timidezza e insieme uno slancio che replicano quelli dei propri modelli, i fatti più misteriosi che portano alla fraternità tra due autori lontanissimi per cultura e storia. D’improvviso essi si vedono a specchio l’uno dell’altro, e da questo riconoscimento speculare intrecciano memorabili osservazioni su loro stessi, e sull’Europa che ha attraversato – e di nuovo attraversa – trasformazioni epocali. Il loro è uno dei rapporti più intensi e significativi per l’arte, la letteratura e la cultura moderna. Proprio ciò che oggi ci costringe a ripensare l’idea della civiltà e della democrazia dell’Europa.

Il libro è una testimonianza unica. Si svolge come un racconto del proprio personale rapporto intrattenuto con l’inattrapable Kundera e la moglie Vera fino a oggi, ma è la riflessione sul cinema di Fellini e su lui come persona, insieme alla discussione su Kundera commentata da lui stesso, con numerose informazioni inedite. Nessuno potrebbe parlare con maggiore vicinanza a entrambi. Come una sceneggiatura, fatta di dettagli e immagini, non c’è particolare dei quadri e degli eventi che sia taciuto – romanzesco è il privilegio vissuto, vicino ai due geni immensi, nei tratti più vulnerabili e delicati.

Tutto nasce da un gesto estremo, da un lascito, come un testamento dal letto di morte, dove Fellini li rende depositari di una missione, di cui devono farsi messaggeri, interpreti, medium. Il 12 ottobre 1993 esce sul Corriere della sera una lettera di Kundera a Guy Scarpetta. Kundera è sconvolto dalla veloce liquidazione dei film di Fellini nel mondo mediatico, soprattutto, dopo Amarcord. Si trovano ancora fino a 8½, «ma non Satyricon, e neanche Roma, né Casanova, né Prova d’orchestra, né La città delle donne, né E la nave va, né Intervista. Tutti film, questi ultimi, che gettano uno sguardo magicamente immaginifico, e al tempo stesso terribilmente lucido, sul mondo moderno, sulla sua sessualità grottesca, sul suo rimbecillimento, sul suo esibizionismo-voyeurismo istituzionalizzato, sul suo femminismo castratore, sulla sua tecnica incontrollabile, sul suo anti-edonismo camuffato, sulla puerilità del suo pensiero pubblicitario che penetra ormai di sé il pensiero tout court sulla sua fine. I film dell’ultimo periodo di Fellini rappresentano il culmine dell’arte moderna: l’immagine, io penso, che meglio di ogni altra rivela il nostro mondo quale esso è. Cosa aggiungere? Che in un mondo che non vuole più conoscere Fellini mi imbarazza un poco essere letto».

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