Torino segreta
Desy Icardi, L’annusatrice di libri, Fazi Editore, Roma 2019, pp. 407, euro 16.
Una commedia lieve e gentile, scritta con una naturalezza che cattura subito il lettore e si tinge imprevedibilmente (ma delicatamente) di giallo. Tutto ha inizio nella Torino del 1957 con le disavventure scolastiche di Adelina, una timida quattordicenne che presto rivela un’insospettabile, straordinaria dote che riguarda i libri. La ragazza, figlia di campagnoli benestanti del Monferrato, viene mandata in città per frequentare una scuola di «signorine ricche», ospite di una sorella del padre, vedova, che potrebbe vivere nell’agiatezza ma irrimediabilmente spilorcia: è la zia Amalia, a sua volta andata a Torino nel 1934 per cercare lavoro e marito. L’autrice intreccia in modo brillante due fili della narrazione: il presente di Adelina, nel quale zia Amalia è, almeno all’inizio, una presenza secondaria, e i ricordi di quest’ultima in una Torino anni Trenta descritta con un tono leggero e scanzonato ma sempre elegante.
E così la graduale scoperta delle doti di annusatrice di libri di Adelina, meno segrete di quanto lei stessa creda, e della sua amicizia con la compagna Luisella, figlia di uno spregiudicato notaio e al centro di un dramma famigliare, si alternano con i ricordi di zia Amalia, avvenente contadinotta alla ricerca della propria strada, che passa da una bottega di modista al varietà degli anni Trenta, in una vivacissima rappresentazione scandita da comprimari molto credibili e da trovate gustose.
Le gambe di Amalia, celebrate come le più belle di Torino, le valgono l’incontro con un ricco ma attempato militare grazie al quale diventerà finalmente una signora, ma resterà sempre la contadina ingenua che era: e così, vent’anni dopo, si ritroverà coinvolta senza sapere come nelle vicende del naso di sua nipote Adelina, depositario di un sapere arcano e sottile, in un’avventura che rischia di finire in tragedia.
Molto ben riuscito anche il ricorso al topos del manoscritto ritrovato, in questo caso un codice cifrato che contiene la leggenda di una santa che sembra avere molto in comune con Adelina, su su fino alla trovata di inserire nel gioco della trama il celebre manoscritto Voynich, che ha fatto e fa tuttora impazzire generazioni di eruditi e studiosi, incerti tra il mistero alchemico e la più sapiente delle burle (e tutte le possibili vie di mezzo).
In questa brillante commedia non c’è un solo deus ex machina: dal reverendo Kelley, burbero (in realtà tormentato) insegnante di Adelina, studioso di antichi manoscritti e codici cifrati, all’improbabile anziano notaio Ferro, vicino di casa della zia Amalia, a un’amica ritrovata dopo vent’anni, ciascuno mette del suo per concorrere al lieto fine con sorpresa.





