Numero 788 · ottobre 2026 AccediAbbonarsi
L’amore di mister X

L’amore di mister X

di Gianluca Minotti

aprile 2023 · Quaderno: Per Seamus Heaney (1939-2013)

Nel 1972 Seamus Heaney lascia l’Irlanda del Nord per dirigersi a sud, a Wicklow. Da questa esperienza nasce la raccolta Traversare l’inverno e poi Lavoro sul campo dove confluiscono i Sonetti di Glanmore, a cui Gianluca Minotti si ispira per creare un racconto sui generis intrecciando le sue parole con i versi del poeta. Minotti (Perugia, 1969), ha pubblicato una monografia su Valerio Zurlini (Il Castoro, 2001), il saggio Come si legge un inedito. La scheda di valutazione (Il Segnalibro, 2007), un racconto nell’antologia Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi (Ratio et Revelatio, 2014) e Storia dell’uno e dell’altro (Ottotipi, 2018). Questo racconto nasce dal tentativo di costruire un percorso sentimentale lasciandosi trasportare dalle poesie che Heaney dedica alla moglie, Marie Devlin. I versi accadono lungo il testo, lo sollevano oltre il piano della realtà lungo la traiettoria di un amore, in questo caso sognato, inseguito dal protagonista: un uomo immobile ma che, con i versi di Heaney, compie un viaggio di passione e conoscenza.

X ama una donna o crede di amare una donna ma non sa fare di conto perché non tiene appunto conto del fatto che la donna che ama non esiste o, se esiste, non lo ama o forse lo ama ma non quanto lui vorrebbe sentirsi amato, sebbene in fondo lui dell’amore non sappia molto. O meglio: ciò che sa, lo sa astrattamente, però è certo che quanto sa astrattamente non è ciò che esperisce concretamente, perché è come se tra la sua idea pur vaga dell’amore e l’amore che gli è capitato o ha lasciato che gli capitasse non ci sia piena corrispondenza. Come se tra X e la donna ci sia insomma un’altra donna, e chi sia quest’altra donna non si sa, almeno finché una notte X non si sveglia di soprassalto perché sente una voce che lo chiama. Una voce di donna, naturalmente. Una voce di donna e il mugghio del mare.

Ma lui abita in una città molto lontana dal mare e, soprattutto, la voce di donna che lo chiama non è la voce della donna che ama o crede di amare, e se non è la sua voce deve per forza essere quella di un’altra donna. A meno che non sia un sogno, si dice X, è un sogno, e allora si scuote ma non accade niente perché non sta dormendo: non è un sogno. Forse è una visione – «Credo che tutto quello che avvenne là fosse visione», dirà più avanti X – perché lui per un attimo vede sé stesso su un’isola, sé stesso su un’isola con una donna che non saprebbe descrivere – solo sentirla dentro – mentre radunano sfasciumi di mare, costruiscono un focolare e appendono il loro calderone come un firmamento, quando improvvisamente l’isola si spezza sotto di loro come un’ondata. E la donna che lo chiama forse è scivolata nell’acqua e lo sta implorando di salvarla, ma X non sa nuotare e allora si dispera e prende a battere i piedi tra le lenzuola, a muovere le braccia, nuota tra le lenzuola, nuota e nuota e si stupisce di sapere ora nuotare ma infine affoga nel sonno, e quando si sveglia è innamorato fradicio, anche se non sa di chi, non sa perché e va a lavoro come trasecolato. Letteralmente: come fosse appena tornato da un viaggio attraverso i secoli e adesso non sapesse bene in che anno è, e siccome è tutto scombussolato, quando si mette in macchina sbaglia più volte strada, e arriva in ufficio in ritardo. Un giorno, due giorni, tre giorni, dopo sette giorni i suoi colleghi capiscono che è svogliato, e lo capiscono anche i titolari dell’azienda, i quali storcono la bocca, scuotono la testa, grattano con le unghie il piano regolabile e multiuso delle loro scrivanie costruite a norma di legge con l’apposita sezione adibita a tale attività – grattare con le unghie – e lo capisce anche la donna che forse lo ama: X è innamorato, ma non di lei, e quando gli chiede chi sia la donna alla quale pensa, X non sa rispondere e racconta in maniera confusa ciò che gli accade in piena notte da una settimana, la voce della donna che lo chiama e il mugghio del mare. E così la donna lo lascia e X resta solo, anche se non del tutto solo perché effettivamente X è ora innamorato o crede di essere innamorato, perché continua a prevalere in lui l’idea che l’amore sia soprattutto qualcosa di astratto, sradicato dalla terra, puro pensiero o, al limite, anche corpo, perché non è che X disdegni il corpo, anche se va detto che la donna che lo chiama è pura voce e per quanto questa voce sia bellissima, a un amico X confida che se questa donna si presentasse a lui non soltanto con la voce ma anche con il corpo, be’, la cosa non gli dispiacerebbe, non disdegnando lui di innalzarsi agli squisiti e dolorosi patti della carne. Ma a X evidentemente per adesso va bene così e continuerebbe ad andare bene così se non fosse che una notte invece di essere visitato dalla voce della donna e dal mugghio del mare, è svegliato dal verso di un’oca selvatica bianca. Che l’oca sia proprio bianca è lo stesso verso a dirlo, allo stesso modo di come per lui è certo, per ragioni imponderabili, che il verso dell’oca selvatica proviene da una casa coperta di neve. Perché un conto è il verso di un’oca nera, un altro quello di un’oca bianca, per di più selvatica; così come un conto è che provenga da un campo, un altro dal tetto di una casa, per di più coperta di neve. E tutto ciò crea sconcerto in X perché lui, per quanto sappia benissimo di non avere mai visto un’oca selvatica bianca, è certo di riconoscerne il verso e allora si alza dal letto e si accosta alla finestra e la apre ma fuori non c’è né la neve né l’oca selvatica bianca, soltanto il verso, venuto a lui chissà da dove: come se la voce della donna si fosse interrata in qualcos’altro e lui d’un tratto sente di essere innamorato, non di una donna ma di un’oca selvatica bianca, o che comunque il verso dell’oca selvatica bianca e la voce della donna e del mugghio del mare sono una cosa sola.

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