Riappare negli Oscar Mondadori, in una nuova, ottima traduzione, il primo romanzo di Heinrich Böll, Dov’eri Adamo? (traduzione di Anna Ruchat, postfazione di Alberto Cavaglion, Mondadori, Milano 2021, pp. 194, euro 13) pubblicato in Germania nel 1951 e disponibile sinora in italiano nella ormai datata versione di Carlo Mainoldi (Bompiani 1967).
A pochi anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, il trentaquattrenne Böll, che si era già segnalato per diversi racconti di soggetto antimilitarista (Il treno era in orario, Viandante, se giungi a Spa…), ed egli stesso reduce di guerra, pubblica un singolare romanzo in cui raccoglie quadri di vita militare di soldati tedeschi sul fronte orientale durante la ritirata nei mesi tra il settembre 1944 e l’aprile 1945.
Calchi cristiani
Il titolo rivela l’impronta religiosa, specificamente cristiana, che il cattolico Böll appone a tutto il romanzo; evidente è infatti la citazione da Genesi, 3,9, quando Dio non vedendo più Adamo, gli si rivolge chiedendo: «Dove sei?». Adamo, che si nasconde dinanzi a Dio dopo aver mangiato dall’albero della conoscenza, è l’emblema dell’uomo-peccatore che si sottrae alla propria colpa e cerca di ingannare anche sé stesso sulla gravità del peccato commesso. La prima citazione che campeggia in esergo al romanzo di Böll è appunto un passo del pensatore e scrittore cattolico, antinazista e pacifista, Theodor Haecker (1879-1945), che, richiamandosi a quel passo della Genesi, riflette sulla colpa e la responsabilità del singolo in guerra: «Una catastrofe mondiale può servire a qualcosa, può servire anche a trovare un alibi di fronte a Dio. Dov’eri, Adamo? “Ero in guerra”» (Diario dei giorni e delle notti, 31 marzo 1940). Nel seguito della citazione, omessa da Böll, Haecker indugia anche sulla fuga nella coscienza come pretesto per relativizzare la propria passività e giustificare la mancanza di partecipazione ad azioni di resistenza. È quell’escapismo nell’interiorità a cui dopo la guerra si sarebbe alluso con il termine «emigrazione interna»: «Qualcuno cerca l’alibi nella sua coscienza privata. Dov’eri, Adamo? “Ero nella mia coscienza. Non è forse mia?”. Questa è la maniera più sottile per dichiarare di non aver fatto nulla».
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