Eliot & Pound
Filippo Tuena, La voce della Sibilla, Il Saggiatore, Milano 2022, pp. 270, euro 19.
1 9 2 2 - 2 0 2 2 . Esattamente cent’anni fa prendeva il volo The Waste Land, il poema di Thomas Stern Eliot che tanta influenza avrà sui poeti successivi. Non così devastante e irripetibile come Une saison en enfer che il diciannovenne Arthur Rimbaud scagliò nello stagno della poesia non solo francese, ma The Waste Land e la Saison sono due punti di non ritorno della poesia mondiale.
Chi conosce The Waste Land sa che la redazione finale rispet tò l’operazione “cesarea” di Ezra Pound che ridusse circa alla metà il manoscritto eliotiano: e proprio al rapporto tra Pound ed Eliot in quell’occasione è dedicato lo stupefacente volume di Filippo Tuena, La voce della Sibilla (il Saggiatore, Milano 2022, pp. 270, euro 19). Stupefacente perché scrupolo documentario, empatia per il soggetto, felicità di scrittura si amal gamano in una narrazione propria mente romanzesca.
Importanza delle dediche e degli eserghi. La dedica di Eliot a Pound «Al miglior fabbro» era manoscritta sulla copia del poema inviata all’autore dei Cantos; solo nelle edizioni successive figurò a stampa. Generalmente si considera quella dedica come un gesto di riconoscenza di Eliot verso Pound, e certamente lo è. Ma nel Purgatorio dantesco (XXVI, 117) «il miglior fabbro del parlar materno» è il poeta provenzale Arnaut Daniel che con maestria diede impulso alla lingua volgare; dunque, se Eliot assegna a Pound il ruolo di Arnaut Daniel, forse assegna a sé (più o meno consciamente) il ruolo di Dante. La dedica, dunque, sarebbe sì un complimento, ma con un veleno nella coda.
Quanto all’esergo, Eliot ha inizialmente scelto una frase di Conrad, da Cuore di tenebra: «Rivisse la vita in ogni dettaglio di desiderio, tentazione e sconfitta durante quel momento supremo di totale conoscenza? Gridò in un sospiro contro un’immagine, contro una visione – gridò due volte, un grido che non era più che un sospiro – “Orrore! Orrore!”». Pound dubitò che Conrad fosse abbastanza importante da reggere la citazione, e allora Eliot ripiegò su una frase del Satyricon di Petronio Arbitro: «E dunque l’ho vista la Sibilla a Cuma con questi miei occhi, sospesa nell’ampolla e i ragazzi che le dicevano: Sibilla cosa desideri? E lei risponde va: Voglio scomparire».
Tuena ritiene che la citazione di Conrad fosse più appropriata; personalmente preferisco la scelta di Pound non solo perché Pound ha sempre ragione, ma perché rende meglio il senso di desolazione che Eliot trasfigura nella sua Terra. Per rinfrescare la memoria: la Sibilla aveva chiesto ad Apollo l’immortalità, ma non l’eterna giovinezza; e dunque, a 110 anni, sempre più rag grinzita, trova riparo in un’ampolla per sfuggire ai lazzi dei monelli.
Tuttavia, Tuena riconosce l’importanza della citazione della Sibilla, tanto da metterla nel titolo del libro. E il sospiro di Conrad ricompare in un’altra poesia di Eliot, The Hollow Men: «È questo il modo in cui finisce il mondo / Non con un tonfo ma con una lagna» che Pound rovescerà nel Canto pisano LXXIV: «E dite al Possum [soprannome affettuoso di Eliot] con uno schianto, non con una lagna».
Finché si scriveranno e si pubbli cheranno libri come questo di Filippo Tuena si potrà credere nella letteratura, e anche la Sibilla ritro verebbe la gioia di vivere.





