La speranza di Nadežda Mandel’štam. La vita a fianco del poeta “dissidente”
maggio 2023

«Sacrificando i cieli, abbiamo davvero conquistato la terra?»1. Con una sola frase, semplice e potente, Nadežda Mandel’štam squarcia il velo delle ideologie che hanno obnubilato le coscienze di milioni di uomini, facendo calare con forza ed eleganza il sipario di uno spettacolo grottesco, a cui così tanti sono stati costretti a partecipare.
Un’espressione sintetica, capace di racchiudere tutta la storia del Novecento e, più in generale, della lotta fra le tentazioni del materialismo – esistenziale e politico – e la tensione spirituale dell’umanità. Le memorie di Nadežda Mandel’štam, il cui primo volume è stato pubblicato recentemente in lingua italiana, con lo straordinario titolo Speranza contro speranza (Settecolori, pp. 656, euro 28), è uno scrigno di rara bellezza, che custodisce i ricordi degli anni travagliati che vanno dal primo arresto di Osip Mandel’štam, il poeta marito dell’autrice, nel 1934, alla data della morte presunta dello scrittore, nel 1938. Pagine dense e ricche di suggestioni ricostruiscono magistralmente il clima culturale del tempo e fanno rivivere Osip Mandel’štam, nel suo temperamento, nella sua malattia e nella sua visione poetica.
La memoria del poeta
L’inizio in medias res del racconto si apre con l’episodio che ha probabilmente scatenato la persecuzione nei confronti del poeta: lo schiaffo ad Aleksej Tolstoj. Tutto parte da qui. Non c’è traccia, nelle numerose pagine del libro, dei ricordi legati alla vita familiare dell’autrice. Tutto è legato al rapporto viscerale con Mandel’štam. Dal primo arresto la scrittrice trae una ragione di vita:
Ma per me, in quella notte di maggio, si profilò anche un altro compito, ed è per esso che ho vissuto e continuo a vivere. Modificare il destino di Osip Emil’evič era al di sopra delle mie possibilità, ma sono invece riuscita a salvare una parte dei suoi scritti e molti ne ho conservati nella memoria2.
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